Fu centro etrusco e dopo il 300 a.c. con il passaggio dei Romani nella Selva Cimina e con la sconfitta degli etruschi nella battaglia del Lago di Vadimone, l’intero territorio subì il dominio di Roma e, in seguito, le incursioni barbariche con devastazioni e distruzioni, spopolamenti e abbandoni degli insediamenti abitativi.
Dopo l’ottavo secolo, con l’inizio della nuova fase storica e la diversa organizzazione del territorio e con lo svilupparsi del potere della Chiesa e dell’importanza delle sue proprietà fondiarie, Vallerano entrò nel Patrimonium Sancti Petri e vi rimase per lungo periodo. Sotto i Farnese entrò a far parte del Ducato di Castro e ritornò nel possesso dei pontefici solo intorno al 1785.
Nel 1870, infine, Vallerano entrò a far parte del Regno d’Italia.
Nella campagna circostante, ricca di lussureggiante vegetazione ed immersa nello scenario naturale dei Monti Cimini, sono poi identificabili eremi benedettini e centri di culto primordiali ricovero di asceti ed eremiti nell’alto Medioevo.
Tra i monumenti di notevole importanza si può visitare il Santuario della Madonna del Ruscello realizzato nel Seicento su disegni del Vignola che conserva affreschi di Giovanni Lanfranco e del Pomarancio.
La cinquecentesca Chiesa di San Andrea, oggi intitolata a Sant’Andrea Apostolo ed è sede della parrocchia ed è centro di culto per le maggiori funzioni religiose. Di particolare pregio il trittico dell’Assunta opera di Carolino da Viterbo del 1478.
Inoltre, si può vedere la Chiesa di San Vittore, la Chiesa della Pieve in stile romanico della prima metà del secolo XII, la Chiesa del Crocifisso e la Chiesa dell'Oratorio.
Vallerano diede i natali a Francesco Orioli straordinario scienziato enciclopedico dell’Ottocento.
È un piccolo borgo risalente al periodo etrusco. Si sviluppò grazie alla vicina Via Clodia che gli permise di avere un collegamento fino al Mar Tirreno. Fu di dominio romano, più volte devastata dalle invasioni barbariche, fu diocesi dal V al IX secolo e diede i natali a due Papi Sabinio I e PasqualeII. Durante il periodo comunale fu retta dai Di Vico e nel XV secolo dai conti Anguillara.
Si entra nel borgo percorrendo un alto ponte detto del Diavolo costruito sul fiume Biedano.
Tra i siti più importanti da visitare si ricorda il Museo Civico Gustavo VI Adolfo di Svezia che ha lo scopo di far conoscere e salvaguardare il rapporto uomo-cavallo in un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza di questo animale e la Chiesa dell'Assunta.
Nei dintorni del paese si attestano necropoli rupresti risalenti al VI-V secolo a.C quali la Necropoli di Pian del Vescovo e la Grotta Dipinta.
Molto suggestiva è anche la zona archeologica di San Giovenale con resti di un villaggio etrusco risalente al VI secolo a.C.
Castiglione in Teverina è una ridente cittadina ai confini tra Lazio ed Umbria, posta sopra una collina che si affaccia sulla valle del Tevere. Il suo territorio è stato abitato da Villanoviani ed Etruschi. L’attuale abitato è sorto intorno all’Anno Mille attorno ad una Rocca e nel 1351 vi furono trasferiti gli abitanti della distrutta Paterno. Nel Medioevo fu feudo dei Monaldeschi della Cervara e dei Savelli. Ceduto ai Farnese nel 1539, fece parte del ducato di Castro fino al 1637.
I monumenti più importanti del paese sono la Rocca Monaldeschi risalente al XII secolo: il panorama offerto da questa struttura è però di particolare bellezza ed effetto, infatti è possibile osservare le meravigliose valli, le campagne e le colline. Da vedere sono anche la Chiesa della Madonna delle Macchie, la Chiesa di San Rocco e la Collegiata di San Filippo e Giacomo che conserva un artistico crocifisso quattrocentesco.
Degna di nota è la Chiesa Campestre della Madonna delle Nevi che sorge appena fuori dal paese, fu costruita durante il 1500 per volontà di Alessandro VI.
Fuori dell’abitato si trova il Lago di Alviano considerato oasi WWF.
Vignanello sorge sulle pendici collinari che dal Cimino scendono verso la valle del Tevere. L’abitato originario si è sviluppato su di un lungo colle disteso da oriente a occidente, delimitato da due vallate in cui scorrono modesti corsi d’acqua. L’abitato falisco si sviluppò fin dal IX secolo a.C. grazie ad una aggregazione di diverse popolazioni che stazionavano nel territorio circostante.
Nel corso dei secoli appartenne a diverse famiglie locali tra cui i Prefetti di Vico e Ildebrandina fino a che nel 1531, papa Clemente VII lo concesse in feudo perpetuo a Beatrice di Pier Bertoldo, del ramo di Latera della famiglia Farnese. Alla morte di questi le succedette nel governo del feudo la figlia Ortensia, sposata con Sforza Marescotti. Papa Paolo III conferì loro il titolo comitale ed il castrum di Vignanello venne così eretto a contea.
Tra il Seicento e il Settecento, sotto il dominio della famiglia Marescotti, iniziò un periodo di serenità per Vignanello. In questo periodo vennero costruiti i due borghi (San Sebastiano e Molesino), la porta che guarda a Vallerano, la Chiesa dei Santissimi Angeli Custodi, la casa del governatore. Il principe Francesco Maria Ruspoli, nel 1707 ospitò a Vignanello Georg Friedrich Händel, che qui compose e suonò delle cantate.
Nel 1870, con l’unità d’Italia, per Vignanello terminò il dominio della Stato Pontificio ed entrò così a far parte del Regno d’Italia.
Il monumento più rappresentativo è il Castello Baronale (o Palazzo Ruspoli), che venne edificato intorno al 1280, al tempo di papa Nicolò III e dei prefetti Di Vico. Il più radicale rinnovamento fu opera del primo conte di Vignanello, Sforza-Marescotto, nella metà del Cinquecento, secondo i progetti del Sangallo. All’interno del castello si trova un bellissimo “giardino all’italiana”.
Nella piazza prospettano il Palazzo Marescotti e la Collegiata di Santa Maria entro cui è collocata l'immagine della Madonna col Bambino, attribuita ad Annibale Carracci. Nella Chiesa di San Sebastiano è custodita una tela attribuita al Pomarancio (Incoronazione della Vergine, San Francesco e San Sebastiano) donata alla comunità nel 1626 da Sforza Vicino. In quella di San Giovanni è venerata una tela settecentesca dell'Immacolata.
Vignanello ha dato i natali a Clarice Marescotti (1589-1640), figlia di Marcantonio e Ottavia Orsini, beatificata nel 1726 e quindi canonizzata da Pio VII con il nome di Santa Giacinta nel 1807.
Piccolo comune situato sulla via Francigena e lungo la via Cassia. Poco distante si trova il Lago di Monterosi, il più piccolo dei laghi vulcanici della provincia di Viterbo, che occupa un cratere avventizio dei Monti Sabini. Sulle sue rive avvenne lo storico incontro tra papa Adriano IV e Federico Barbarossa che si rifiutò di reggere la staffa al cavallo del pontefice, facendo nascere uno scontro diplomatico. Cinque secoli più tardi, il 18 settembre 1649, sempre a Monterosi, venne ucciso dai sicari di Ranuccio Farnese il nuovo vescovo di Castro, Cristoforo Giarda, mentre si dirigeva nella capitale del ducato per prendere possesso della diocesi. Il grave fatto di sangue scatenò l'ira di papa Innocenzo X, che ordinò la distruzione della città farnesiana di Castro, già invisa alla chiesa.
Nella piazza principale sorge la cinquecentesca Chiesa di Santa Croce dove sono custodite le reliquie dei Santi Vincenzo e Anastasio, i protettori di Monterosi. Interessante è anche la quattrocentesca Chiesa di San Giuseppe.
Di origine etrusca, appartenuta agli Orsini, ai Colonna e ai Vitelleschi, Soriano si trova su un’altura dominata dal massiccio Castello Orsini, fatto erigere da papa Nicolò III Orsini nel XIII secolo che scelse questo luogo come residenza estiva. Intorno al castello sorge l'antico borgo medievale, ancora in ottimo stato, con stretti vicoli e vie intersecantesi nella irregolarità planimetrica in cui domina la Torre dell’Orologio. Nella parte rinascimentale del paese si trova il bellissimo Palazzo Albani-Chigi (XVI secolo), considerato uno dei maggiori capolavori dell'architetto Ottaviano Schiratti, assieme alla famosissima Fontana Papacqua. Nella piazza si trova la Collegiata di San Nicola risalente alla fine del Settecento. Di impianto settecentesco anche la Chiesa di Sant'Eutizio al cui interno si trova un pregevole oleario marmoreo attribuito ad Andrea Bregno. Nella Chiesa di Sant'Agostino (o della Santissima Trinità, XVIII secolo) la volta fu affrescata nel Settecento da Taddeo Kunds.
Non lontano dall’abitato si può vedere la Chiesetta romanica di San Giorgio Soriano è circondata dai famosi Monti Cimini con i loro secolari ed ombrosi castagneti, la stupenda e maestosa faggeta al cui ingresso si trova il maestoso "sasso naticarello", un enorme macigno ovoidale che si regge in bilico da secoli su una stretta base di appoggio… “miracolo della natura”, lo definì Plinio il vecchio. Questa zona è la meta ideale per chi ama la natura e la tranquillità, ma anche per chi vuole dedicarsi a lunghe escursioni o alle semplici passeggiate a piedi, a cavallo o in mountain bike.
La Selva di Malano è la zona archeologica di più rilevante interesse dell'intero territorio. Sita in una vasta superficie piuttosto accidentata, non è sfortunatamente raggiungibile con facilità. La Selva è costellata da tombe a fossa con sagoma umana, tombe etrusche a camera, are, urne cinerarie e sarcofagi. Di particolare interesse è il Sasso del predicatore e la Tomba del re e della regina.
Centro della Valle del Tevere, situato su di un'alta rupe tufacea, Orte è considerato un importante nodo stradale e ferroviario grazie alla vicinanza dell'Autostrada del Sole e della superstrada Civitavecchia-Orte-Cesena e alla costruzione della ferrovia pontificia avvenuta nel 1864. Abitata fin dal tempo degli Etruschi, fu assoggettata dai Romani e ne divenne municipio e nel corso dei secoli fu dominata dalla Chiesa e dalla famiglia Orsini.
Tra le vie del centro storico si può ammirare la settecentesca Basilica di Santa Maria Assunta, la ex Chiesa di San Silvestro dove è allestito un pregevole Museo d'Arte Sacra e la Chiesadi Sant’Agostino. Non lontano dall’abitato si trova il Santuario della Santissima Trinità.
Tra i palazzi più importanti si ricorda Palazzo Nuzzi, il Palazzo Comunale, Palazzo Roberteschi, il Palazzo dell’orologio, Palazzo Alberti e il Palazzetto di Giuda.
Molto conosciute sono anche le Terme di Orte.
Di origine etrusca, appartenuta agli Orsini, ai Colonna e ai Vitelleschi, Soriano si trova su un’altura dominata dal massiccio Castello Orsini, fatto erigere da papa Nicolò III Orsini nel XIII secolo che scelse questo luogo come residenza estiva. Intorno al castello sorge l'antico borgo medievale, ancora in ottimo stato, con stretti vicoli e vie intersecantesi nella irregolarità planimetrica in cui domina la Torre dell’Orologio. Nella parte rinascimentale del paese si trova il bellissimo Palazzo Albani-Chigi (XVI secolo), considerato uno dei maggiori capolavori dell'architetto Ottaviano Schiratti, assieme alla famosissima Fontana Papacqua. Nella piazza si trova la Collegiata di San Nicola risalente alla fine del Settecento. Di impianto settecentesco anche la Chiesa di Sant'Eutizio al cui interno si trova un pregevole oleario marmoreo attribuito ad Andrea Bregno. Nella Chiesa di Sant'Agostino (o della Santissima Trinità, XVIII secolo) la volta fu affrescata nel Settecento da Taddeo Kunds.
Non lontano dall’abitato si può vedere la Chiesetta romanica di San Giorgio Soriano è circondata dai famosi Monti Cimini con i loro secolari ed ombrosi castagneti, la stupenda e maestosa faggeta al cui ingresso si trova il maestoso "sasso naticarello", un enorme macigno ovoidale che si regge in bilico da secoli su una stretta base di appoggio… “miracolo della natura”, lo definì Plinio il vecchio. Questa zona è la meta ideale per chi ama la natura e la tranquillità, ma anche per chi vuole dedicarsi a lunghe escursioni o alle semplici passeggiate a piedi, a cavallo o in mountain bike.
La Selva di Malano è la zona archeologica di più rilevante interesse dell'intero territorio. Sita in una vasta superficie piuttosto accidentata, non è sfortunatamente raggiungibile con facilità. La Selva è costellata da tombe a fossa con sagoma umana, tombe etrusche a camera, are, urne cinerarie e sarcofagi. Di particolare interesse è il Sasso del predicatore e la Tomba del re e della regina.
È un pittoresco villaggio di pescatori che sorge sulle sponde meridionali del Lago di Bolsena, di fronte all’isola Martana dove fu uccisa Amalasunta, la figlia di Teodorico, Re dei Goti, e non distante dalla via consolare Clodia. La famiglia che dominò a lungo il paese fu quella dei Farnese, a cui si deve l’edificazione del palazzo omonimo. Dell’antico castello, edificato sotto papa Urbano IV nel XIII secolo resta solo la famosa Torre dell’Orologio. Tra le vie del borgo si può ammirare la settecentesca Chiesa di Santa Maria che custodisce un calice di filigrana d'oro del VI secolo e un prezioso reliquiario con un frammento di braccio appartenuto, secondo la tradizione, a San Giovanni Battista.
Su una collina (in bella posizione sul lago), a poca distanza dall'abitato, sorge il piccolo Santuario della Madonna del Monte legata alla festa della Barabbata.
In una grotta tufacea, sulla strada per Capodimonte, si venera l'immagine miracolosa della Madonna che il 19 maggio 1948 apparve a tre bambine del posto.
Di origine etrusca, appartenuta agli Orsini, ai Colonna e ai Vitelleschi, Soriano si trova su un’altura dominata dal massiccio Castello Orsini, fatto erigere da papa Nicolò III Orsini nel XIII secolo che scelse questo luogo come residenza estiva. Intorno al castello sorge l'antico borgo medievale, ancora in ottimo stato, con stretti vicoli e vie intersecantesi nella irregolarità planimetrica in cui domina la Torre dell’Orologio. Nella parte rinascimentale del paese si trova il bellissimo Palazzo Albani-Chigi (XVI secolo), considerato uno dei maggiori capolavori dell'architetto Ottaviano Schiratti, assieme alla famosissima Fontana Papacqua. Nella piazza si trova la Collegiata di San Nicola risalente alla fine del Settecento. Di impianto settecentesco anche la Chiesa di Sant'Eutizio al cui interno si trova un pregevole oleario marmoreo attribuito ad Andrea Bregno. Nella Chiesa di Sant'Agostino (o della Santissima Trinità, XVIII secolo) la volta fu affrescata nel Settecento da Taddeo Kunds.
Non lontano dall’abitato si può vedere la Chiesetta romanica di San Giorgio Soriano è circondata dai famosi Monti Cimini con i loro secolari ed ombrosi castagneti, la stupenda e maestosa faggeta al cui ingresso si trova il maestoso "sasso naticarello", un enorme macigno ovoidale che si regge in bilico da secoli su una stretta base di appoggio… “miracolo della natura”, lo definì Plinio il vecchio. Questa zona è la meta ideale per chi ama la natura e la tranquillità, ma anche per chi vuole dedicarsi a lunghe escursioni o alle semplici passeggiate a piedi, a cavallo o in mountain bike.
La Selva di Malano è la zona archeologica di più rilevante interesse dell'intero territorio. Sita in una vasta superficie piuttosto accidentata, non è sfortunatamente raggiungibile con facilità. La Selva è costellata da tombe a fossa con sagoma umana, tombe etrusche a camera, are, urne cinerarie e sarcofagi. Di particolare interesse è il Sasso del predicatore e la Tomba del re e della regina.
Il comune di Canepina, sorge alle falde dei monti Cimini in una conca coperta da un manto boscoso creato da castagneti. È stata abitata fin dal tempo degli etruschi e fu dominata a lungo dallo Stato Pontificio, dalla famiglia Anguillara e Di Vico. Fu anche inglobata nel Ducato di Castro fino alla sua disgregazione da papa Paolo III Farnese.
Nelle vie del centro tra i monumenti più importanti si trova il Castello degli Anguillara, costruito intorno al XIV secolo, il Palazzo Farnese, eretto nel XVI secolo e attualmente sede degli uffici comunali, la Chiesa della Madonna del Carmine, al cui interno si possono ammirare dipinti e affreschi del Quattrocento, la Chiesa di Santa Maria Assunta costruita nel medioevo ma rimaneggiata nel XV-XVI secolo, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa di San Michele Arcangelo, la Chiesa di San Giuseppe e la Chiesa di Santa Corona.
Il Museo delle Arti e Tradizioni situato nei locali dell’ex Convento dei Carmelitani ospita numerosi oggetti dell’antica tradizione: aratri, zappe, telai e tanti altri strumenti ormai in disuso.
Piccolo paese dell'Alta Tuscia, compreso tra la Toscana e il lago di Bolsena, in una vasta conca già conosciuta come Val di Lago. Nelle campagne circostanti abbondano acque minerali magnesiache solforose e ferruginose e si notano i caratteristici soffioni dovuti ai gas che si sprigionano dal sottosuolo.
La presenza umana nel territorio di Latera fin dall'età Neolitica è stata dimostrata dal ritrovamento di insediamenti preistorici nel lago di Mezzano.
Si susseguirono poi le civiltà appenninica, protovillanoviana, villanoviana e nell'ambito di quest'ultima quella Etrusca. A lungo fu dominata dai Romani, successivamente dagli Ostrogoti e poi dai Longobardi. Sembra che proprio durante la dominazione di questi ultimi fu edificato il primo nucleo del Castello di Latera, oggi non più visibile.
Divenuta Comune nel XII secolo, il suo territorio fu lungamente conteso fra Orvieto e la Santa Sede. Nel 1408 papa Gregorio XII concesse il vicariato di Latera a Ranuccio Farnese.
I discendenti del ramo della famiglia Farnese continuarono ad amministrare Latera fino al 1658 e si distinsero per il governo illuminato: istituirono già nel XVI secolo un "Monte" per i prestiti agli agricoltori, vietarono il taglio indiscriminato dei boschi e, nel 1648 il duca Pier Francesco Farnese ordinò la costruzione dell’acquedotto che ancora oggi alimenta la fontana, detta La fontana del Duca.
Nel 1668 con la morte del Cardinale Gerolamo si estinse la casa Farnese dei Signori di Latera il cui territorio torno' sotto lo Stato Pontificio il cui dominio durera' per oltre due secoli.
Nel 1870, seguendo le sorti dello Stato Pontificio, entro' a far parte del Regno d'Italia.
Nel centro storico si ammirano il Palazzo Ducale, eretto nel XVI secolo dai Farnese, la seicentesca Fontana del Duca Pietro Farnese, la Chiesa di San Clemente, la Chiesa di San Rocco, costruita, probabilmente, intorno al 1400, e nasce come voto fatto durante la peste che, in quegli anni, mieteva centinaia di vittime.
Infine, da visitare, è il piccolo Museo della Terra dove sono raccolti alcuni reperti della civiltà contadina.
Di origine etrusca, appartenuta agli Orsini, ai Colonna e ai Vitelleschi, Soriano si trova su un’altura dominata dal massiccio Castello Orsini, fatto erigere da papa Nicolò III Orsini nel XIII secolo che scelse questo luogo come residenza estiva. Intorno al castello sorge l'antico borgo medievale, ancora in ottimo stato, con stretti vicoli e vie intersecantesi nella irregolarità planimetrica in cui domina la Torre dell’Orologio. Nella parte rinascimentale del paese si trova il bellissimo Palazzo Albani-Chigi (XVI secolo), considerato uno dei maggiori capolavori dell'architetto Ottaviano Schiratti, assieme alla famosissima Fontana Papacqua. Nella piazza si trova la Collegiata di San Nicola risalente alla fine del Settecento. Di impianto settecentesco anche la Chiesa di Sant'Eutizio al cui interno si trova un pregevole oleario marmoreo attribuito ad Andrea Bregno. Nella Chiesa di Sant'Agostino (o della Santissima Trinità, XVIII secolo) la volta fu affrescata nel Settecento da Taddeo Kunds.
Non lontano dall’abitato si può vedere la Chiesetta romanica di San Giorgio Soriano è circondata dai famosi Monti Cimini con i loro secolari ed ombrosi castagneti, la stupenda e maestosa faggeta al cui ingresso si trova il maestoso "sasso naticarello", un enorme macigno ovoidale che si regge in bilico da secoli su una stretta base di appoggio… “miracolo della natura”, lo definì Plinio il vecchio. Questa zona è la meta ideale per chi ama la natura e la tranquillità, ma anche per chi vuole dedicarsi a lunghe escursioni o alle semplici passeggiate a piedi, a cavallo o in mountain bike.
La Selva di Malano è la zona archeologica di più rilevante interesse dell'intero territorio. Sita in una vasta superficie piuttosto accidentata, non è sfortunatamente raggiungibile con facilità. La Selva è costellata da tombe a fossa con sagoma umana, tombe etrusche a camera, are, urne cinerarie e sarcofagi. Di particolare interesse è il Sasso del predicatore e la Tomba del re e della regina.
Questo borgo, che si trova a pochi chilometri da Viterbo, fu costruito da Marcantonio dé Rossi nel 1645 sotto il principato di Innocenzo X come residenza di campagna per sé e per la cognata Olimpia Maidalchini. L'abitato è una delle più suggestive testimonianze di urbanistica barocca, tutto raccolto in un anello di mura, aperto da due sole porte, entro cui si dispongono lunghe teorie di casette a schiera ed aristocratici edifici. Di notevole pregio artistico sono il Palazzo Doria Pamphili, imponente realizzazione della metà del XVII secolo, per iniziativa di donna Olimpia Maidalchini-Pamphili il cui portale è opera del Borromini e l'Abbazia Cistercense, innalzata nel XIII secolo dai Cistercensi di Pontigny. Solenne interno in stile gotico romanizzato a croce latina. L’opera d’arte di maggiore qualità conservata nella chiesa è lo stendardo bifacciale realizzato nel 1650 da Mattia Preti per conto della Confraternita del Santissimo Sacramento: sul recto è raffigurato San Martino a cavallo nell’atto di donare il mantello ad un povero; nel verso appare il Cristo eucaristico tra due angeli.
Il Museo dell’Abate, allestito nel 2000 nell’antico scriptorium o sala dei monaci accoglie oggetti a carattere religioso.
Le prime notizie sul paese di Fabrica di Roma risalgono all’XI secolo quando fu donata ai benedettini di Farfa. Divenne possedimento dei Di Vico, dei della Rovere e poi dei Farnese che lo inglobarono nel Ducato di Castro e dopo la sua caduta nel 1649 Fabrica tornò allo Stato Pontificio.
Al centro dell’abitato si trova la Rocca dei Farnese risalente al XII secolo. Tra le chiese la più importante è la Collegiata di San Silvestro con affreschi del Cinquecento attribuiti ai fratelli Torresani, la Chiesa di Santa Maria della Pietà e la Chiesa di San Sebastiano.
Non lontano dal piccolo borgo, lungo la via Amerina, si trova Falerii Novi, la città romana che nel III secolo a.C fu costruita per ospitare gli abitanti della distrutta Falerii Veteres (Civita Castellana) da parte dei Romani. All’interno dell’antica cinta muraria si trova la Chiesa cistercense di Santa Maria di Falleri, eretta dai cosmati nel XII secolo, e l’Abbazia ad essa collegata.
Tuscania è situata su un vasto pianoro tufaceo solcato dal fiume Marta tra Viterbo, il Lago di Bolsena e le coste tirreniche di Tarquinia ed è racchiusa entro una cinta muraria risalente al XIV secolo ancora oggi in ottimo stato. Le origini della città risalgono al Protovillanoviano (1100 a.C.) quando sull'attuale colle di San Pietro si insediò il nucleo etrusco più antico.
La necropoli più famose sono quella della Madonna dell’Olivo (Tombe Curunas, Grotta della Regina, il sarcofago delle Amazzoni), il sepolcreto di Pian di Mola, la Necropoli della Peschiera e il complesso funerario dell’Ara del Tufo. In questi siti sono stati ritrovati numerosi sarcofagi in nenfro la cui produzione rese Tuscania una delle città etrusche più famose della zona.
La penetrazione romana che si stabilizzò verso il 285 a.C. con l'occupazione della Tuscia trova il centro nella condizione ideale per essere adottato quale caposaldo a controllo del vasto territorio, di cui occupa la posizione centrale, facilitata dal potenziamento di quella direttrice stradale etrusca, che, nel 225 a.C., venne elevata al rango di Via consolare romana, con il nome di "Clodia". Ancora oggi sono visibili tracce di opere idrauliche e abitative di età imperiale conosciute come i “Bagni della Regina”.
Nel VI secolo fu occupata dai Longobardi e nell’VIII secolo entrò a far parte del Patrimonio della Chiesa. Nel XIII secolo divenne Comune con i suoi statuti e le tipiche magistrature comunali e e furono costruiti nuovi monumenti pubblici come il Palazzo comunale del Rivellino accanto a cui oggi si trova l’omonimo teatro. Nel Trecento fu contesa tra la Santa Sede e i prefetti di Vico e in seguito a un atto di ribellione al Papa Bonifacio VIII le venne dato il nome di “Toscanella” (quello attuale lo riottenne nel 1911). Nel 1495 fu assediata e saccheggiata dalle truppe francesi di Carlo VIII ma si riprese divenendo un modesto centro dello Stato Pontificio e nel corso dei secoli successivi vide affluire una grande quantità di ricchezza derivante dalla terra e dall'allevamento. I ricchi proprietari di terre e di bestiame investirono notevoli somme per costruire i loro palazzi tardo-rinascimentali. Parallelamente gli amministratori comunali decorarono la città con artistiche fontane barocche e le strade vennero quasi totalmente pavimentate.
La storia "antica" di Tuscania termina il 6 febbraio 1971 quando la cittadina fu colpita da un fortissimo terremoto. Con la ricostruzione nacque l’attuale paese.
Sul colle alla fine della passeggiata fuori le mura si possono vedere la Chiesadi Santa Maria del Riposo e l'ex convento francescano ora adibito a Museo Nazionale Etrusco in cui si trova una raccolta quasi completa dei sarcofagi e delle suppellettili della famiglie tardo etrusche Curunas e Vipinana, rappresentative dei modi di vita e dei costumi di questa parte dell'Etruria nei secoli IV e III a. C..
I gioielli più noti di Tuscania sono la Chiesa di San Pietro con la facciata duecentesca a tre portali e con un maestoso interno in cui ancora si trova un ciborio piramidale, le pareti con affreschi di scuola romana e una grandiosa cripta risalente all’XI secolo, l’altra è la Chiesa di Santa Maria Maggiore con una suntuosa decorazione pittorica della parete di fondo raffigurante il Giudizio Universale. Entrambe furono costruite intorno all’XI secolo alla sommità del colle di San Pietro a cavallo della via Clodia, antica posizione strategica dell’abitato.
Di notevole bellezza è anche la rinascimentale Cattedrale di San Giacomo su Piazza del Duomo, la Chiesa di Santa Maria delle Rose, la Chiesa di San Marco, la Chiesa di San Francesco e la Chiesa di San Silvestro.
Tra i palazzi più importanti vanno ricordati i seguenti Palazzo Baronale, i resti di Palazzo Tartaglia e Palazzo Quaglia, Palazzo Fani, Palazzo Fani-Ciotti, Palazzo Giannotti, il Palazzo Vescovile, Palazzo Tozzi.
Tra le fontane più belle c’è quella delle Sette Cannelle, Fontana Grande, Fontana di Parco Torre di Lavello e Fontanella Giannotti.
Suggestivi, sempre all'interno della mura, i panorami che si osservano dal Belvedere, da piazza Tor di Lavello e dal Monastero di San Paolo.
Non lontano da Tuscania si trova la Riserva Naturale, un’area protetta con un tipico esempio di sughereta dove è possibile trovare un sottobosco ricco di orchidee.
Tuscania è stato il paese natale del pittore Giuseppe Cesetti (Tuscanica 1902-1990) e dei Campanari, una famiglia di impresari e archeologi di Tuscania del XIX secolo. Il padre Vincenzo, insieme ai figli Carlo, Secondiano e Domenico, avviò numerose campagne di scavo in vari centri dell'Etruria, che portarono, fra l'altro, al rinvenimento della tomba dei Vipinana. Notevole il lavoro di recupero svolto a Vulci nel biennio 1835-1837, i cui reperti si ammirano oggi nel Museo Etrusco Gregoriano di Roma.
È un paesino dell’Alta Tuscia Laziale, non distante dal Lago di Bolsena.
È da notare la particolarità del nome: è un palindromo, ovvero, che venga letto da sinistra verso destra o da destra verso sinistra la parola resta immutata.
Questi luoghi furono abitati prima dagli Umbri e poi dagli Etruschi. Gli studiosi ritengono che l’evangelizzazione di Onano avvenne in data successiva all’Editto di Costantino.
Fu distrutto più volte dai barbari, a lungo fece parte della Toscana Longobarda e con la Contessa Matilde di Canossa nel 1077 Onano fu donato alla Chiesa Romana, retta all’epoca da Papa Gregorio VII. Nel 1101 la donazione fu confermata a Pasquale II, il quale da allora in poi volle che la provincia di Viterbo fosse chiamata del “Patrimonio di San Pietro in Tuscia”.
Nel Trecento divenne feudo dei Monaldeschi della Cervara, famiglia di origine francese che la dominò fino al 1561 quando passò poi agli Sforza.
Dopo l'Unità d'Italia, nel 1870, in un’ala del castello si stabilì la famiglia Pacelli. Don Giuseppe Pacelli, prelato della Camera Apostolica, acquistò parte del castello, ed Eugenio Pacelli (divenuto poi Papa Pio XII) soggiornò qui tutte le estati, fino al 1908, quando anche quell’ala tornò di proprietà dei Bosquet.
Il monumento più importante di Onano è il Castello detto anche Palazzo Madama. Fu fatto costruire intorno alla prima metà del Quattrocento dai Monaldeschi della Cervara. Attualmente è la sede del municipio.
Tra le chiese vanno ricordate quella di Santa Croce, la Chiesa di Santa Maria della Concezione che conserva le urne dei Patroni, San Trifone e Santa Colomba e infine le chiesine di campagna: la Madonna della Fontana o del Soccorso, la Madonna delle Grazie con affreschi di Scuola senese, la Madonna della Santissima Trinità, la Chiesa della Madonna del Piano e quella della Madonna del Carmine.
Abitato fin dalla preistoria, il territorio presenta abbondantissime tracce dell'età etrusco-romana, sviluppatasi in un periodo di tempo che va dalla fine del IV a.C. a metà del VI d.C.
Piansano appartenne ai signori di Bisenzo dalla seconda metà del XII secolo fino al 1338 poi passò ai prefetti di Vico e successivamente ai Farnese. Il territorio rimase una tenuta gestita dalla Chiesa fino a quando nel 1537, con la creazione del ducato di Castro ad opera di Paolo III Farnese, il territorio non fu inserito nel nuovo staterello di cui seguì le vicende. Nel 1649, con la distruzione di Castro, Piansano fu di nuovo incamerato dalla Santa Sede e per tutto il Settecento seguì la sorte di tutti gli altri paesi dell'ex ducato, concessi in blocco in affitti novennali a vari appaltatori.
Nel 1790 il territorio di Piansano fu concesso in enfiteusi al conte Alessandro Cardarelli di Roma, che lo tenne fino al 1808, quando la Camera apostolica vendette il feudo al principe polacco Stanislao Poniatowski. Questi a sua volta lo rivendette nel 1822 al conte Giuseppe Cini di Roma, che ne rimase proprietario fino al 1897, quando il latifondo fu aggiudicato all'asta al Monte dei Paschi di Siena. Nel 1909 anche la banca toscana lo rivendette a più persone, alle quali però fu in gran parte espropriato dall'Opera nazionale combattenti dopo la Prima Guerra Mondiale, perché fosse assegnato ai reduci dalla Grande Guerra.
Di notevole bellezza sono la Parrocchiale e il Palazzo comunale.