Viterbo è una delle più belle città della Tuscia. Le prime tracce di presenza umana in questo territorio risalgono al Neolitico ed Eneolitico. Fu uno dei centri etruschi più rinomati della zona. A partire dal III secolo d.C con il dominio dei Romani fu aperta la via consolare Cassia. A Viterbo passarono importanti personaggi storici quali il re dei Longobardi Desiderio, Federico I Barbarossa, Federico II e fu contesa a lungo tra Impero e Papato, tra le due fazioni guelfi e ghibellini ed è stata per secoli luogo di sosta lungo la Via Francigena. Tra il 1261 e 1281 Viterbo divenne sede papale e per questo motivo Viterbo è chiamata la Città dei Papi. Tra il 1268 e 1271 ci fu il famoso conclave che durò 33 mesi alla fine dei quali fu eletto papa Gregorio X. In questa occasione il capitano del popolo, Raniero Gatti, vedendo che i cardinali non riuscivano ad eleggere il nuovo papa, li chiuse a chiave e razionò i viveri. Da qui il termine conclave (cum clave: chiuso a chiave).
È caratterizzata da un quartiere medievale, da chiese, chiostri, torri, da una cinta muraria di 4 km costruita tra il 1095 e il 1268. Le fontane in peperino si dispongono nelle piazzette di fronte ad una chiesa.
Il nucleo storico iniziò a svilupparsi verso l'anno Mille intorno all'antica Castrum Viterbii sul Colle del Duomo, dove attualmente si trova il monumento più importante della città, Palazzo papale costruito nel XIII secolo. Non distante, sulla piazza omonima sorge la Cattedrale di San Lorenzo. Attualmente si presenta come il frutto di una lunga serie di interventi diversi che hanno notevolmente modificato il suo impianto originario romanico. Al suo interno è collocata la copia della Madonna della Carbonara del XII secolo, protettrice degli sposi e delle famiglie cristiane, il cui originale oggi è esposto nel Museo del Colle del Duomo e il monumento funebre di papa Giovanni XXI. Altri importanti monumenti sono la Casa di Valentino della Pagnotta, Palazzo Farnese, la Rocca Albornoz che accoglie il Museo Nazionale Estrusco, Palazzo Chigi, Palazzo Gatti, Palazzo Mazzatosta, Palazzo Brugiotti che è sede del Museo della ceramica, Palazzo Poscia, Caffè Schenardi, uno tra i caffè storici più belli d'Italia.
Tra le chiese più importanti si ricordano la Chiesa di Santa Maria in Gradi, la Chiesa di San Francesco alla Rocca, la Chiesa della Trinità, la Chiesa di Santa Giacinta Marescotti, la Chiesa di San Silvestro detta del Gesù, famosa perché qui fu ucciso Enrico di Cornovaglia, cugino di Edoardo d’Inghilterra da parte di Guido Monfort nel 1271. Questo episodio venne ricordato da Dante nella Divina Commedia. La Chiesa di San Pellegrino, la Chiesa di San Giovanni Battista detta del Gonfalone, la più antica è la Chiesa di Santa Maria Nuova, la Chiesa di San Sisto, la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, la Chiesa di San Marco, la Chiesa di Santa Rosa, la Chiesa di Santa Maria in Poggio detta della Crocetta, la Chiesa di San Giovanni in Zoccoli, la Chiesa di Santa Maria della Pace, la Chiesa di Santa Maria della Verità accanto alla quale si trova il Museo civico, la Chiesa dei Santi Faustino e Giovita, la Chiesa della Trinità, la Chiesa di Santa Maria della salute, la Chiesa di Sant’Andrea.
Il quartiere medievale di San Pellegrino è la parte più suggestiva della città. Qui si trovano case costruite su tufo a uno o due piani e prive di fondazioni, il seminterrato è scavato nel tufo con le parti addossate allo scavo e la copertura è caratterizzata da volta a botte con arco ribassato. I muri sono realizzati con blocchi di pietra squadrati e ci sono i “profferli”, la loggia per ospitare la bottega. Un altro tipo di abitazione era la “casa a ponte” che univa i due fabbricati, separati da una strada, all’altezza del primo o secondo piano. Qui si trovano botteghe di antiquari, restauratori, artisti e spesso si organizzano mercatini di antiquariato.
Il Palazzo degli Alessandri si trova a San Pellegrino ed è un edificio del XIII secolo, a tre piani che presenta un'interessante variante del tipico profferlo viterbese, che invece di essere realizzato all'esterno dell'edificio, come avviene nella consueta e diffusa tipologia, è costruito all'interno del muro perimetrale del palazzo. La scala è fiancheggiata da un parapetto, decorato da un motivo ornamentale a stelle poliedriche.
Di notevole interesse sono Fontana Grande e Fontana di Piazza della Rocca.
Sulla centralissima Piazza del Comune si trovano il Palazzo del Governatore (oggi sede del Comune), costruito sotto Pio II nel 1460, il Palazzo dei Priori e il Palazzo del Podestà con la Torre dell’Orologio del 1487 e la Chiesa di Sant’Angelo in Spatha. Divenne il cuore del potere civico ed ecclesiastico, qui si radunavano le truppe, avvenivano esecuzioni, i palii, si pesavano il grano e la farina, c’erano le carceri, i tribunali, le scuole, la sede dell’università.
Tra le piazze più caratteristiche di Viterbo Piazza va ricordata Piazza delle Erbe, chiamata in questo modo perché nell’Ottocento c’era il mercato degli ortaggi.
Di notevole importanza è anche il Teatro dell’Unione, opera di fine Ottocento realizzata da Virginio Vespignani grazie ai finanziamenti della Società dei Palchettisti più tardi chiamata dell’Unione.
Tra le più importanti porte di accesso alla città si ricorda Porta Romana, Porta della Verità o dell’Abate, Porta del Carmine o di Pianoscarano, Porta Fiorentina, Porta Bove, Porta Faul o Farnesiana, Porta San Pietro o salicicchia.
Il parco pubblico più rinomato di Viterbo è Prato Giardino, un passeggio signorile per gli abitanti di Viterbo in cui si trovano fontane, laghetti, viali circondati da statue marmoree.
L’attrazione più importante di Viterbo sono le terme. Secondo un’antica leggenda Ercole, di passaggio nell’Etruria, fu sfidato dai lucumoni etruschi a dare prova della sua forza, quindi l’eroe conficcò un enorme palo da cui scaturì acqua bulicante, prodigio da cui deriva il nome Bulicame, uno dei punti termali più rinomati. I patrizi romani venivano a curarsi qui e grandi scrittori quali Tibullo, Simmaco, Marziale, Scribonio Largo, Stradone nelle loro opere descrissero le acque curative di Viterbo. In epoca medievale le terme divennero meta privilegiata di molti pontefici. Fu Papa Gregorio IX nel 1235 il primo a venire a Viterbo per curarsi, seguito da Papa Bonifacio IX che nel 1404 decise di curarsi, con le acque e i fanghi, i "gravi dolori delle ossa". Le Terme si chiameranno "dei Papi" soprattutto per l'intervento di un terzo pontefice: Niccolò V. Egli trovò tale beneficio nelle cure dei suoi mali con queste acque, che nel 1450 fece costruire sul posto uno splendido palazzo, così da potervi soggiornare in caso di necessità. Questa costruzione fu chiamata il "Bagno del Papa". In seguito, Papa Pio II promosse altri lavori di ristrutturazione e ammodernamento dell'importante edificio termale.
Di grande valore sono le testimonianze di poeti e artisti importanti. Nella Divina Commedia Dante Alighieri ricorda più volte il Bullicame ed in particolare nel XIV canto dell'Inferno: "Quale del Bulicame esce ruscello che parton poi tra lor le peccatrici tal per la rena giù sen giva quello ..." vv. 79-81.
Michelangelo Buonarroti, passando dai Bagni di Viterbo in uno dei suoi viaggi a Roma, fu colpito dalla bellezza delle Terme e ne fece due disegni a penna. Qui curò il “mal di pietra” ovvero i calcoli.
Al Bullicame si trovano le acque ipertermali con una temperatura di 55 gradi centigradi che escono da una sorgente che alimenta tre vasche. Le acque sono chimicamente classificate come sulfuree, solfato, alcalino, terrose, bicarbonato. Curano malattie respiratorie, vascolari, genitali femminili, servono alla riabilitazione e a problemi dermatologici.
Oggi esiste una struttura chiamata “Terme dei Papi”, situata nei pressi del Bullicame, convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale, che accoglie persone da ogni parte d’Italia e del mondo per le cure inalatorie, fangoterapia, Grotta, Irrigazioni vaginali, cure per vasculopatie periferiche. Inoltre, si possono fare trattamenti, con il solo addebito del ticket, dietro presentazione della ricetta del proprio medico di famiglia.
Non distante da Viterbo si trova la rinomata zona etrusca di Castel d’Asso e l’antica città romana di Ferento, distrutta dai viterbesi e dove ancora oggi si può visitare il teatro dove in estate viene organizzata una fiorente stagione teatrale.
Nel 1991 venne istituito l’Orto Botanico che comprende 6 ettari di terreno in cui crescono piante tipiche della macchia mediterranea, il pino d’Aleppo, la palma nana, la ginestra, il mirto, il leccio e c’è anche un giardino di piante officinali.
Stemma di Viterbo: il leone a destra coronato (partito ghibellino), la palma (città di Ferento distrutta dai viterbesi nel 1172), bandiera della Chiesa con le chiavi papali, l’asta tenuta in alto dalla zampa anteriore del leone con l’aquila bicipite, vessillo imperiale donato alla città da Federico I Barbarossa nel 1167.
Viterbo diede i natali a Santa Rosa da Viterbo.
Fu centro etrusco e dopo il 300 a.c. con il passaggio dei Romani nella Selva Cimina e con la sconfitta degli etruschi nella battaglia del Lago di Vadimone, l’intero territorio subì il dominio di Roma e, in seguito, le incursioni barbariche con devastazioni e distruzioni, spopolamenti e abbandoni degli insediamenti abitativi.
Dopo l’ottavo secolo, con l’inizio della nuova fase storica e la diversa organizzazione del territorio e con lo svilupparsi del potere della Chiesa e dell’importanza delle sue proprietà fondiarie, Vallerano entrò nel Patrimonium Sancti Petri e vi rimase per lungo periodo. Sotto i Farnese entrò a far parte del Ducato di Castro e ritornò nel possesso dei pontefici solo intorno al 1785.
Nel 1870, infine, Vallerano entrò a far parte del Regno d’Italia.
Nella campagna circostante, ricca di lussureggiante vegetazione ed immersa nello scenario naturale dei Monti Cimini, sono poi identificabili eremi benedettini e centri di culto primordiali ricovero di asceti ed eremiti nell’alto Medioevo.
Tra i monumenti di notevole importanza si può visitare il Santuario della Madonna del Ruscello realizzato nel Seicento su disegni del Vignola che conserva affreschi di Giovanni Lanfranco e del Pomarancio.
La cinquecentesca Chiesa di San Andrea, oggi intitolata a Sant’Andrea Apostolo ed è sede della parrocchia ed è centro di culto per le maggiori funzioni religiose. Di particolare pregio il trittico dell’Assunta opera di Carolino da Viterbo del 1478.
Inoltre, si può vedere la Chiesa di San Vittore, la Chiesa della Pieve in stile romanico della prima metà del secolo XII, la Chiesa del Crocifisso e la Chiesa dell'Oratorio.
Vallerano diede i natali a Francesco Orioli straordinario scienziato enciclopedico dell’Ottocento.
Cellere è un piccolo paese medievale che si erge su uno sperone tufaceo ricoperto da fitte boscaglie ricche di selvaggina. Appartenne ai Di Vico, agli Orsini e ai Farnese che nel 1537 lo inclusero nel Ducato di Castro e che trasformarono la Rocca in lussuosa residenza tra il XVI e il XVII secolo.
Non lontano dall’abitato si trova la rinascimentale Chiesa di Sant’Egidio progettata da Antonio da Sangallo il Giovane.
Cellere viene ricordata per aver dato i natali a Domenico Tiburii (1836), una delle figure più leggendarie del brigantaggio maremmano del XIX secolo. Lo chiamavano il "Re del Lamone", in riferimento alla terribile selva, ai confini con la Toscana, che ancora oggi conserva il suo fascino misterioso per la fitta boscaglia e la fauna selvatica. Amministrava la giustizia secondo il principio di «derubare i ricchi per donare ai poveri». La vita avventurosa di Domenico Tiburzi finì nel 1896 quando fu catturato dai carabinieri in un casale presso Capalbio.
Centro della Valle del Tevere, situato su di un'alta rupe tufacea, Orte è considerato un importante nodo stradale e ferroviario grazie alla vicinanza dell'Autostrada del Sole e della superstrada Civitavecchia-Orte-Cesena e alla costruzione della ferrovia pontificia avvenuta nel 1864. Abitata fin dal tempo degli Etruschi, fu assoggettata dai Romani e ne divenne municipio e nel corso dei secoli fu dominata dalla Chiesa e dalla famiglia Orsini.
Tra le vie del centro storico si può ammirare la settecentesca Basilica di Santa Maria Assunta, la ex Chiesa di San Silvestro dove è allestito un pregevole Museo d'Arte Sacra e la Chiesadi Sant’Agostino. Non lontano dall’abitato si trova il Santuario della Santissima Trinità.
Tra i palazzi più importanti si ricorda Palazzo Nuzzi, il Palazzo Comunale, Palazzo Roberteschi, il Palazzo dell’orologio, Palazzo Alberti e il Palazzetto di Giuda.
Molto conosciute sono anche le Terme di Orte.
Caprarola è uno dei paesi del viterbese che si trova nella Riserva Naturale del lago di Vico.
Per la sua ottima posizione venne scelto dai Farnese come luogo di villeggiatura nel periodo estivo e fu così che nel 1559 su disegno di Jacopo Barozzi detto il Vignola, iniziarono i lavori dell'opera più insigne dei Farnese, il Palazzo Farnese. Vi lavorarono i pittori più importanti, gli architetti più illustri, il meglio del meglio che a quei tempi si potesse avere nello studio di una grande pianificazione urbanistica che vide, appunto, non solo la realizzazione del Palazzo ma anche la ricostruzione del nucleo urbano che rigorosamente doveva essere adattato alla mole ed al pregio del Palazzo, la famosa Via Diritta.
Fu costruito in pianta pentagonale, circondato da un profondo fossato in cui oggi si riconoscono i grandi bastioni angolari appositamente lasciati come a dimostrare la grande potenza militare dei Farnese. Gli spazi vennero concepiti secondo criteri ed esigenze ben precise, tra cui la divisione degli ambienti in due zone: quella estiva a nord, e quella invernale ad ovest. Le scale della servitù vennero ricavate negli spessori dei muri e non dovevano in nessun modo comunicare con gli ambienti dove si svolgeva la vita del cardinale. Gli interrati, il cui accesso era consentito dalla grande piazza antistante, aprivano il passaggio alle carrozze. In questa zona erano disposte anche le cucine, i magazzini ed i servizi necessari alla servitù.
Al di sopra dell'interrato si trova il Piano Rialzato, detto dei Prelati, a cui si accede dalla scala interna o da quella esterna, sopra all'ingresso degli interrati. Già in questo piano si trovano le stanze affrescate da Taddeo Zuccari, come le Stanze delle Stagioni che narrano negli affreschi i fatti di Giove, le cui prospettive, ideate dal Vignola, dilatano gli spazi in una visione irreale.
La Stanza delle Guardie, invece, venne affrescata da Federico Zuccari dopo la morte del fratello.
Attraverso questi ambienti si raggiunge lo straordinario cortile progettato dal Vignola in forma circolare, composto da due caratteristici porticati sovrapposti le cui volte vennero magistralmente affrescati da Antonio Tempesta, come pure le pareti della scala elicoidale interna. Questa originale interpretazione usciva dalle regole dell'epoca, poiché la scala per raggiungere i piani superiori, che solitamente veniva costruita nel cortile, fu ricavata internamente e rappresentò tutto l'estro del Vignola, tanto che venne chiamata Scala Regia. Una superba scala che ruota su trenta colonne di peperino attraverso la quale il Cardinale poteva raggiungere le camere da letto anche a cavallo.
Sopra al piano rialzato venne costruito il Piano Nobile, diviso in due appartamenti: quello dell'estate affrescato quasi totalmente da Taddeo, e, in parte da Federico, mentre quello dell'inverno dal Bertoja, da Raffaellino da Reggio e da Giovanni De Vecchi.
Qui si trova anche la camera da letto del cardinale, detta anche Camera dell'Aurora, e la stanza delle celebrità della famiglia Farnese, detta Stanza dei Fasti Farnesiani che narra negli affreschi la storia della famiglia fin dai suoi antenati. Nello stesso piano si trova l'Anticamera del Concilio, dove l'attenzione è rivolta alla figura di Paolo III e al Concilio di Trento.
Nel 1566 muoiono Taddeo ed Annibal Caro. Taddeo venne sostituito dal fratello Federico, mentre Annibal Caro fu sostituito con Ottavio Panvinio e Fulvio Orsini. Federico affrescò parte delle stanze del piano nobile e soprattutto la raffinatissima Cappella in cui dimostrò tutta la maturità artistica, mentre le elaborazioni del pavimento vennero disegnate dal Vignola.
Segue la Sala di Ercole, voluta da Annibal Caro con un grande loggiato. I pregevoli affreschi, realizzati da Federico, si rifanno alla mitologia ed in particolare alla leggenda di Ercole che diede origine al lago di Vico. Questo suggestivo loggiato si affaccia a sud, sul piazzale e sul paese tagliato dalla via dritta ed intorno immensi panorami.
L'iniziale sudditanza di Federico, nei confronti del cardinale, si trasformò in arrogante presunzione dopo aver raggiunto un certo livello di bravura e per questo motivo venne sostituito dal cardinale con Giacomo Zanguidi detto il Bertoja il quale lavorò nelle Stanze della Penitenza, dei Giudizi, quella dei Sogni e quella degli Angeli. Altri artisti lavorarono dopo il Bertoja, tra cui Giovanni De Vecchi e Raffaellino da Reggio.
Una delle stanze più affascinanti è la Stanza delle Carte Geografiche o del Mappamondo, affrescata da Giovanni Antonio da Varese, probabilmente con la collaborazione di Raffaellino e De Vecchi, ma non è noto il nome del pittore che realizzò l'opera più affascinante della stanza, ovvero l'originale rappresentazione dello Zodiaco nella volta del soffitto.
Il Vignola morì nel 1573 ed i lavori vennero terminati nel 1575 insieme al quarto e quinto piano riservati agli staffieri e ai cavalieri.
In una vasta zona retrostante il palazzo, si apre il magnifico parco-giardino che, ripetendo i motivi del tardo Rinascimento prelude alle concezioni architettoniche del Barocco. Vi si accede dalla sala dei Giudizi che immette nel giardino d'inverno, sul cui sfondo è la Fontana del Ninfeo ricca di stalattiti con il piano superiore già adibito a palcoscenico per rappresentazioni teatrali. Sulla destra, superato un cancello e attraversato il parco, si raggiunge la prima terrazza del giardino. L’ingresso è presidiato da due mezze figure sorrette da un piedistallo; al centro, la Fontana del Giglio; ai lati si dispongono due padiglioni decorati in mosaico rustico che preparano l'accesso a una scalea divisa da una Catena d'acqua detta dei Delfini, terminante in una grande conchiglia. Nella seconda terrazza, a forma ellittica, si eleva la Fontana dei Fiumi o dei Fiumi con due giganti che simboleggiano il Tigri e l'Eufrate. Ai lati, due rampe simmetriche conducono al Piano delle Cariatidi, circondato da 28 statue; sullo sfondo la Palazzina del Piacere, elegante costruzione con cortile e loggia ricoperta chi di pregevoli affreschi. Si sale, infine, all'ultima terrazza con una fontana in travertino e l'emiciclo delle Ninfe.
Non lontano dal palazzo si trovano le famose Scuderie: un imponente edificio costruito su disegno del Vignola che nel XVI secolo, era adibito a stalle. Oggi, completamente ristrutturato, ospita alcuni uffici e sale per convegni, attività culturali ed un centro congressi.
Nel centro storico, da vedere, sono anche la Chiesa di Santa Maria della Consolazione del XVI secolo, la Chiesa di San Rocco del XVI secolo, la Chiesa di San Marco del XVI secolo, la Chiesa di Santa Maria, la Chiesa di San Michele Arcangelo (Duomo) e la Chiesa di Santa Teresa del XVII secolo in cui si trova una tela di Santa Teresa di Guido Reni.
Tra i palazzi più noti c’è il cinquecentesco Palazzo Riario costruito dagli Anguillara nel breve periodo di dominio.
Tra due delle più importanti vie consolari, la Cassia e la Flaminia, immerso nella suggestiva quanto misteriosa valle Suppentonia, a metà strada tra Roma e Viterbo, sorge Castel Sant'Elia. Di origine etrusco-falisca. Il borgo è noto per la famosa Basilica di Sant’Anastasio, un edificio romanico al cui interno si trovano affreschi di ispirazione bizantina risalenti all’XI secolo.
Un altro monumento molto prezioso per la zona è il Santuario di Santa Maria ad Rupes, una grotta lunga 15 metri, oggi meta di pellegrinaggi.
Inoltre, si può vedere la Chiesetta della Madonna dell'Immagine e resti di cinta murarie, torri di difesa e avvistamento, tutti elementi che costituiscono i cosiddetti Castelli di Pizzo, di Jella, Selva e Castello d'Ischi, Castel Porciano.
Viterbo è una delle più belle città della Tuscia. Le prime tracce di presenza umana in questo territorio risalgono al Neolitico ed Eneolitico. Fu uno dei centri etruschi più rinomati della zona. A partire dal III secolo d.C con il dominio dei Romani fu aperta la via consolare Cassia. A Viterbo passarono importanti personaggi storici quali il re dei Longobardi Desiderio, Federico I Barbarossa, Federico II e fu contesa a lungo tra Impero e Papato, tra le due fazioni guelfi e ghibellini ed è stata per secoli luogo di sosta lungo la Via Francigena. Tra il 1261 e 1281 Viterbo divenne sede papale e per questo motivo Viterbo è chiamata la Città dei Papi. Tra il 1268 e 1271 ci fu il famoso conclave che durò 33 mesi alla fine dei quali fu eletto papa Gregorio X. In questa occasione il capitano del popolo, Raniero Gatti, vedendo che i cardinali non riuscivano ad eleggere il nuovo papa, li chiuse a chiave e razionò i viveri. Da qui il termine conclave (cum clave: chiuso a chiave).
È caratterizzata da un quartiere medievale, da chiese, chiostri, torri, da una cinta muraria di 4 km costruita tra il 1095 e il 1268. Le fontane in peperino si dispongono nelle piazzette di fronte ad una chiesa.
Il nucleo storico iniziò a svilupparsi verso l'anno Mille intorno all'antica Castrum Viterbii sul Colle del Duomo, dove attualmente si trova il monumento più importante della città, Palazzo papale costruito nel XIII secolo. Non distante, sulla piazza omonima sorge la Cattedrale di San Lorenzo. Attualmente si presenta come il frutto di una lunga serie di interventi diversi che hanno notevolmente modificato il suo impianto originario romanico. Al suo interno è collocata la copia della Madonna della Carbonara del XII secolo, protettrice degli sposi e delle famiglie cristiane, il cui originale oggi è esposto nel Museo del Colle del Duomo e il monumento funebre di papa Giovanni XXI. Altri importanti monumenti sono la Casa di Valentino della Pagnotta, Palazzo Farnese, la Rocca Albornoz che accoglie il Museo Nazionale Estrusco, Palazzo Chigi, Palazzo Gatti, Palazzo Mazzatosta, Palazzo Brugiotti che è sede del Museo della ceramica, Palazzo Poscia, Caffè Schenardi, uno tra i caffè storici più belli d'Italia.
Tra le chiese più importanti si ricordano la Chiesa di Santa Maria in Gradi, la Chiesa di San Francesco alla Rocca, la Chiesa della Trinità, la Chiesa di Santa Giacinta Marescotti, la Chiesa di San Silvestro detta del Gesù, famosa perché qui fu ucciso Enrico di Cornovaglia, cugino di Edoardo d’Inghilterra da parte di Guido Monfort nel 1271. Questo episodio venne ricordato da Dante nella Divina Commedia. La Chiesa di San Pellegrino, la Chiesa di San Giovanni Battista detta del Gonfalone, la più antica è la Chiesa di Santa Maria Nuova, la Chiesa di San Sisto, la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, la Chiesa di San Marco, la Chiesa di Santa Rosa, la Chiesa di Santa Maria in Poggio detta della Crocetta, la Chiesa di San Giovanni in Zoccoli, la Chiesa di Santa Maria della Pace, la Chiesa di Santa Maria della Verità accanto alla quale si trova il Museo civico, la Chiesa dei Santi Faustino e Giovita, la Chiesa della Trinità, la Chiesa di Santa Maria della salute, la Chiesa di Sant’Andrea.
Il quartiere medievale di San Pellegrino è la parte più suggestiva della città. Qui si trovano case costruite su tufo a uno o due piani e prive di fondazioni, il seminterrato è scavato nel tufo con le parti addossate allo scavo e la copertura è caratterizzata da volta a botte con arco ribassato. I muri sono realizzati con blocchi di pietra squadrati e ci sono i “profferli”, la loggia per ospitare la bottega. Un altro tipo di abitazione era la “casa a ponte” che univa i due fabbricati, separati da una strada, all’altezza del primo o secondo piano. Qui si trovano botteghe di antiquari, restauratori, artisti e spesso si organizzano mercatini di antiquariato.
Il Palazzo degli Alessandri si trova a San Pellegrino ed è un edificio del XIII secolo, a tre piani che presenta un'interessante variante del tipico profferlo viterbese, che invece di essere realizzato all'esterno dell'edificio, come avviene nella consueta e diffusa tipologia, è costruito all'interno del muro perimetrale del palazzo. La scala è fiancheggiata da un parapetto, decorato da un motivo ornamentale a stelle poliedriche.
Di notevole interesse sono Fontana Grande e Fontana di Piazza della Rocca.
Sulla centralissima Piazza del Comune si trovano il Palazzo del Governatore (oggi sede del Comune), costruito sotto Pio II nel 1460, il Palazzo dei Priori e il Palazzo del Podestà con la Torre dell’Orologio del 1487 e la Chiesa di Sant’Angelo in Spatha. Divenne il cuore del potere civico ed ecclesiastico, qui si radunavano le truppe, avvenivano esecuzioni, i palii, si pesavano il grano e la farina, c’erano le carceri, i tribunali, le scuole, la sede dell’università.
Tra le piazze più caratteristiche di Viterbo Piazza va ricordata Piazza delle Erbe, chiamata in questo modo perché nell’Ottocento c’era il mercato degli ortaggi.
Di notevole importanza è anche il Teatro dell’Unione, opera di fine Ottocento realizzata da Virginio Vespignani grazie ai finanziamenti della Società dei Palchettisti più tardi chiamata dell’Unione.
Tra le più importanti porte di accesso alla città si ricorda Porta Romana, Porta della Verità o dell’Abate, Porta del Carmine o di Pianoscarano, Porta Fiorentina, Porta Bove, Porta Faul o Farnesiana, Porta San Pietro o salicicchia.
Il parco pubblico più rinomato di Viterbo è Prato Giardino, un passeggio signorile per gli abitanti di Viterbo in cui si trovano fontane, laghetti, viali circondati da statue marmoree.
L’attrazione più importante di Viterbo sono le terme. Secondo un’antica leggenda Ercole, di passaggio nell’Etruria, fu sfidato dai lucumoni etruschi a dare prova della sua forza, quindi l’eroe conficcò un enorme palo da cui scaturì acqua bulicante, prodigio da cui deriva il nome Bulicame, uno dei punti termali più rinomati. I patrizi romani venivano a curarsi qui e grandi scrittori quali Tibullo, Simmaco, Marziale, Scribonio Largo, Stradone nelle loro opere descrissero le acque curative di Viterbo. In epoca medievale le terme divennero meta privilegiata di molti pontefici. Fu Papa Gregorio IX nel 1235 il primo a venire a Viterbo per curarsi, seguito da Papa Bonifacio IX che nel 1404 decise di curarsi, con le acque e i fanghi, i "gravi dolori delle ossa". Le Terme si chiameranno "dei Papi" soprattutto per l'intervento di un terzo pontefice: Niccolò V. Egli trovò tale beneficio nelle cure dei suoi mali con queste acque, che nel 1450 fece costruire sul posto uno splendido palazzo, così da potervi soggiornare in caso di necessità. Questa costruzione fu chiamata il "Bagno del Papa". In seguito, Papa Pio II promosse altri lavori di ristrutturazione e ammodernamento dell'importante edificio termale.
Di grande valore sono le testimonianze di poeti e artisti importanti. Nella Divina Commedia Dante Alighieri ricorda più volte il Bullicame ed in particolare nel XIV canto dell'Inferno: "Quale del Bulicame esce ruscello che parton poi tra lor le peccatrici tal per la rena giù sen giva quello ..." vv. 79-81.
Michelangelo Buonarroti, passando dai Bagni di Viterbo in uno dei suoi viaggi a Roma, fu colpito dalla bellezza delle Terme e ne fece due disegni a penna. Qui curò il “mal di pietra” ovvero i calcoli.
Al Bullicame si trovano le acque ipertermali con una temperatura di 55 gradi centigradi che escono da una sorgente che alimenta tre vasche. Le acque sono chimicamente classificate come sulfuree, solfato, alcalino, terrose, bicarbonato. Curano malattie respiratorie, vascolari, genitali femminili, servono alla riabilitazione e a problemi dermatologici.
Oggi esiste una struttura chiamata “Terme dei Papi”, situata nei pressi del Bullicame, convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale, che accoglie persone da ogni parte d’Italia e del mondo per le cure inalatorie, fangoterapia, Grotta, Irrigazioni vaginali, cure per vasculopatie periferiche. Inoltre, si possono fare trattamenti, con il solo addebito del ticket, dietro presentazione della ricetta del proprio medico di famiglia.
Non distante da Viterbo si trova la rinomata zona etrusca di Castel d’Asso e l’antica città romana di Ferento, distrutta dai viterbesi e dove ancora oggi si può visitare il teatro dove in estate viene organizzata una fiorente stagione teatrale.
Nel 1991 venne istituito l’Orto Botanico che comprende 6 ettari di terreno in cui crescono piante tipiche della macchia mediterranea, il pino d’Aleppo, la palma nana, la ginestra, il mirto, il leccio e c’è anche un giardino di piante officinali.
Stemma di Viterbo: il leone a destra coronato (partito ghibellino), la palma (città di Ferento distrutta dai viterbesi nel 1172), bandiera della Chiesa con le chiavi papali, l’asta tenuta in alto dalla zampa anteriore del leone con l’aquila bicipite, vessillo imperiale donato alla città da Federico I Barbarossa nel 1167.
Viterbo diede i natali a Santa Rosa da Viterbo.
Piccolo paese dell'Alta Tuscia, compreso tra la Toscana e il lago di Bolsena, in una vasta conca già conosciuta come Val di Lago. Nelle campagne circostanti abbondano acque minerali magnesiache solforose e ferruginose e si notano i caratteristici soffioni dovuti ai gas che si sprigionano dal sottosuolo.
La presenza umana nel territorio di Latera fin dall'età Neolitica è stata dimostrata dal ritrovamento di insediamenti preistorici nel lago di Mezzano.
Si susseguirono poi le civiltà appenninica, protovillanoviana, villanoviana e nell'ambito di quest'ultima quella Etrusca. A lungo fu dominata dai Romani, successivamente dagli Ostrogoti e poi dai Longobardi. Sembra che proprio durante la dominazione di questi ultimi fu edificato il primo nucleo del Castello di Latera, oggi non più visibile.
Divenuta Comune nel XII secolo, il suo territorio fu lungamente conteso fra Orvieto e la Santa Sede. Nel 1408 papa Gregorio XII concesse il vicariato di Latera a Ranuccio Farnese.
I discendenti del ramo della famiglia Farnese continuarono ad amministrare Latera fino al 1658 e si distinsero per il governo illuminato: istituirono già nel XVI secolo un "Monte" per i prestiti agli agricoltori, vietarono il taglio indiscriminato dei boschi e, nel 1648 il duca Pier Francesco Farnese ordinò la costruzione dell’acquedotto che ancora oggi alimenta la fontana, detta La fontana del Duca.
Nel 1668 con la morte del Cardinale Gerolamo si estinse la casa Farnese dei Signori di Latera il cui territorio torno' sotto lo Stato Pontificio il cui dominio durera' per oltre due secoli.
Nel 1870, seguendo le sorti dello Stato Pontificio, entro' a far parte del Regno d'Italia.
Nel centro storico si ammirano il Palazzo Ducale, eretto nel XVI secolo dai Farnese, la seicentesca Fontana del Duca Pietro Farnese, la Chiesa di San Clemente, la Chiesa di San Rocco, costruita, probabilmente, intorno al 1400, e nasce come voto fatto durante la peste che, in quegli anni, mieteva centinaia di vittime.
Infine, da visitare, è il piccolo Museo della Terra dove sono raccolti alcuni reperti della civiltà contadina.
Piccolo paese dell'Alta Tuscia, compreso tra la Toscana e il lago di Bolsena, in una vasta conca già conosciuta come Val di Lago. Nelle campagne circostanti abbondano acque minerali magnesiache solforose e ferruginose e si notano i caratteristici soffioni dovuti ai gas che si sprigionano dal sottosuolo.
La presenza umana nel territorio di Latera fin dall'età Neolitica è stata dimostrata dal ritrovamento di insediamenti preistorici nel lago di Mezzano.
Si susseguirono poi le civiltà appenninica, protovillanoviana, villanoviana e nell'ambito di quest'ultima quella Etrusca. A lungo fu dominata dai Romani, successivamente dagli Ostrogoti e poi dai Longobardi. Sembra che proprio durante la dominazione di questi ultimi fu edificato il primo nucleo del Castello di Latera, oggi non più visibile.
Divenuta Comune nel XII secolo, il suo territorio fu lungamente conteso fra Orvieto e la Santa Sede. Nel 1408 papa Gregorio XII concesse il vicariato di Latera a Ranuccio Farnese.
I discendenti del ramo della famiglia Farnese continuarono ad amministrare Latera fino al 1658 e si distinsero per il governo illuminato: istituirono già nel XVI secolo un "Monte" per i prestiti agli agricoltori, vietarono il taglio indiscriminato dei boschi e, nel 1648 il duca Pier Francesco Farnese ordinò la costruzione dell’acquedotto che ancora oggi alimenta la fontana, detta La fontana del Duca.
Nel 1668 con la morte del Cardinale Gerolamo si estinse la casa Farnese dei Signori di Latera il cui territorio torno' sotto lo Stato Pontificio il cui dominio durera' per oltre due secoli.
Nel 1870, seguendo le sorti dello Stato Pontificio, entro' a far parte del Regno d'Italia.
Nel centro storico si ammirano il Palazzo Ducale, eretto nel XVI secolo dai Farnese, la seicentesca Fontana del Duca Pietro Farnese, la Chiesa di San Clemente, la Chiesa di San Rocco, costruita, probabilmente, intorno al 1400, e nasce come voto fatto durante la peste che, in quegli anni, mieteva centinaia di vittime.
Infine, da visitare, è il piccolo Museo della Terra dove sono raccolti alcuni reperti della civiltà contadina.
Vetralla è situata tra le pendici del Monte Fogliano e le ampie distese tufacee che degradano verso il mare proprio all'incrocio di tre grandi arterie viarie romane: la Clodia, la Cassia e l'Aurelia.
Quello che è certo è che Vetralla era, in origine, un pagus villanoviano, come sembra attestare la presenza di tombe a fossa risalenti all'VIII e VI secolo a.C. Nel periodo etrusco Vetralla fu, probabilmente, uno dei tanti piccoli insediamenti sparsi nella zona: nelle sue immediate vicinanze, oltre a Norchia, troviamo tracce di insediamenti in località Grotta Porcina (VI secolo a.C), Monte Panese e Valle Cajana. Nel periodo romano il centro venne progressivamente abbandonato in favore del vicino Forum Cassii.
A seguito della donazione di Sutri (728) Vetralla ed il suo territorio entrarono a far parte del Patrimonio di San Pietro. Il feudo venne, quindi, concesso agli Orsini e dal 1345 ai Prefetti di Vico che, un secolo dopo, vennero cacciati ad opera del cardinale Vitelleschi.
Dopo essere appartenuto agli Anguillara, tornò sotto la giurisdizione della Chiesa.
Il 4 aprile 1783 Vetralla ottenne da Pio VI il titolo di "città" e durante la dominazione francese divenne capoluogo del Cantone dei Cimini.
Per tutto l'Ottocento la città vide il passaggio sul proprio territorio di Austriaci, Russi e Napoletani ed in numerose occasioni fu coinvolta nelle vicende del Risorgimento Italiano.
Nel centro storico è possibile ammirare la settecentesca Chiesa di Sant’Andrea Apostolo (Duomo) opera di Gian Battista Contini, la Chiesa di San Francesco, il monumento storico più importante e meglio conservato di Vetralla, l’elegante Palazzo Comunale realizzato nel Settecento su disegno del Vignola, i Palazzi Piatti, Brugiotti-Vinci e Franciosoni che ricordano una incisiva presenza farnesiana e la Rocca di cui oggi resta solo una torre cilindrica.
Tra le altre chiese si ricorda quella di Sant'Egidio, di San Pietro, dei Santi Filippo e Giacomo.
Di notevole interesse è anche il Museo della Città e del Territorio di Vetralla.
Narra il mito che non lontano dal fiume Marta, in un luogo dove ancora restano i segni del più grande tempio etrusco che la storia ci abbia lasciato, accadde un evento fatale: da un solco appena aperto dall’aratro, balzò un essere divino, fanciullo nell’aspetto e vecchio nella saggezza, che rivelò agli Etruschi la disciplina della loro religione. Tarchon, al quale il fanciullo/vecchio che si chiamava Tagete era apparso, fondò nel luogo del prodigio una città sacra, alla quale dette il nome Tarchna, cioè Tarquinia. Un riflesso di questo splendore è ancora a tratti visibile nelle pitture murarie della sua necropoli, scavata nel macco dorato e ancora immersa nel colore.
L’attuale Tarquinia non si sovrappose all’etrusca Tarchna, ma nacque nell’alto medioevo, su una collina vicina. Del medioevo conserva tuttora l’aspetto arroccato e pietroso, racchiusa come è da una intatta cerchia di mura dalla quale torri, palazzi, e chiese si affacciano a guardare il mare. Per un millennio, fin quasi ai nostri giorni, questo paese ha avuto un altro nome: Corneto.
Intorno all’anno Mille, Corneto era una città marinara, prospera e aperta a tutte le esperienze culturali che le giungevano da terra e da mare.
Poco fuori dal centro storico sorge la Necropoli di Monterozzi con le sue circa seimila tombe scavate nel masso calcareo (macco), dipinte dal VI al II secolo a. C, è unica fra quelle etrusche fin dall’antichità. Le pitture delle tombe, oltre che ammirabili dal punto di vista artistico, documentano miti, tradizioni, personaggi e clan familiari. Alcune tombe che accolgono significative pitture parietali, sono attrezzate per la visita, con illuminazione e scale per la discesa. Tra le più note si ricordano la Tomba degli Auguri (530 a.C.), la Tomba del Barone (fine VI sec. a.C.), la Tomba della Caccia e Pesca (520-510 a.C.), la Tomba Cardarelli (fine VI sec. a.C), la Tomba dei Giocolieri (VI sec. a.C.), la Tomba delle Leonesse (fine VI sec. a.C.), la Tomba dei Leopardi (470 a.C.), la Tomba dell’Orco (IV sec. a.C.), la Tomba dei Tori (530 a.C.), la Tomba del Tifone (150 a.C.), la Tomba del Fiore di loto (prima metà dal VI sec. a.C.).
Intorno alla prima metà del 1400 Giovanni Vitelleschi, cardinale e condottiero, potentissimo plenipotenziario e massimo stratega della curia romana, fece erigere il famosissimo Palazzo Vitelleschi, di stile gotico-rinascimentale, ora sede del Museo Nazionale Archeologico Tarquiniense che accoglie l'elegante scultura fittile dei cavalli alati, famosa in tutto il mondo, rinvenuta nel 1936 nella località denominata Ara della Regina, e facente parte della decorazione del frontone del tempio dell'Acropoli, sarcofagi appartenenti a ricche famiglie etrusche, numerosi reperti e alcuni affreschi staccati dalle tombe decorate per poterli meglio conservare.
Nel Duomo di Tarquinia, nel presbiterio si conservano gli affreschi cinquecenteschi, una delle maggiori opere del pittore viterbese Antonio del Massaro detto il Pastura.
Tra le chiese più importanti si ricordano la Chiesa di San Martino, tuttora sede parrocchiale, la Chiesa di San Salvatore, di San Giacomo, dell’Annunziata, di Santa Maria in Valverde, di San Pancrazio, di San Giovanni Gerosolimitano e la Chiesa di San Francesco.
Molto bella Chiesa di Santa Maria in Castello, la chiesa romanica più grande della città, con l’abside rivolta verso il mare, fortezza agli occhi dei nemici, esempio di civiltà per i naviganti e i viaggiatori, oggi meta privilegiata di turisti e studiosi. Narrano i cronisti che la sua mole, la lucentezza di quella che fu la sua cupola, lo svettare dell’alta torre, servissero da riferimento alle navi che incrociavano il Tirreno.
Di rilevante importanza sono il Palazzo comunale e il Palazzo dei Priori che si trovano nel centro medievale tra archetti, case, profferli, palazzetti, monasteri e torri.
Sono le molte torri, infatti, a costituire la caratteristica più spettacolare del panorama tarquiniese. Alcune sono mozze, altre intatte; alcune si ergono isolate nelle piazze o nei prati, altre sono inglobate nelle dimore delle famiglie allora potenti.
Tarquinia deve il suo secolare prestigio alla vicinanza al famoso porto di Civitavecchia, all’antico porto Clementino e Gravisca, al litorale marino, alla campagna maremmana, ai vicini monti della Tolfa e Cimini, dell’Argentario e dell’Isola del Giglio. Non distante scorrono i fiumi Marta e Mignone e il torrente Arrone.
Non lontane si trovano le Saline, la cui costruzione risale ai primi del 1800; esse hanno assicurato per secoli l’approvvigionamento del sale alla città di Roma e furono anche colonia penale.
Le Saline sono attualmente costituite da un territorio di novanta ettari, 10 dei quali erano dedicati ai bacini salati, dove veniva raccolta l’acqua marina e 80 ai bacini evaporanti, dove si otteneva il sale. L’impianto sarebbe ancora produttivo, ma nel 1980 l’area delle Saline è diventata Riserva naturale di popolamento animale.
Le capacità ricettive di Tarquinia sono rinomate in tutta la penisola: le zone residenziali di Marina Velca con campi da golf e piscine, di Spinicci, Tarquinia Lido, Sant’Agostino, Riva dei Tarquinii e gli alberghi situati al centro offrono innumerevoli comfort.
Si possono praticare attività quali il bird watching, jogging, fare passeggiate in bicicletta, cavalcare, esercitare il tiro con l’arco, fare vela e windsurf, nuoto e pesca subacquea e partecipare all’attività dei circoli velici, andare a cavallo lungo i fiumi Marta e Mignone e si può risalire i fiumi in canoa o praticare il trekking, l’archeobike che insegna come cercare con la bicicletta le antiche vestigia.
Tarquinia ha dato i natali a Vincenzo Cardarelli uno dei più illustri scrittori e poeti del Novecento.
Prima del 1774, il vecchio villaggio di San Lorenzo alle Grotte era ubicato in prossimità del Lago di Bolsena, così denominato perché cinto da una miriade di grotte e fu abitato dagli Etruschi a partire almeno dal 770 a.C. Sotto la dominazione Romana, San Lorenzo fu eletto Municipium e Prefettura.
Grazie al passaggio della via Cassia il centro ebbe sempre una grande importanza strategica tanto da fomentare continue lotte tra vari signorotti locali e la Chiesa.
Nell’XI secolo San Lorenzo alle Grotte venne ceduto dalla Contessa Matilde di Canossa alla Chiesa e insieme ad altre terre confinanti andò a costituire la provincia di Val di Lago.
A lungo fu conteso dalla Repubblica di Orvieto e dallo Stato della Chiesa fino al 1359, quando il cardinale Albornoz portò San Lorenzo di nuovo sotto la giurisdizione del papato.
Nel 1527 la città fu incendiata e saccheggiata dai lanzichenecchi, in viaggio verso Roma.
Nel Settecento a causa dell'innalzamento del livello del lago e della zona divenuta malsana, su iniziativa di Pio VI, allora tesoriere apostolico, il Pontefice Clemente XIV prese la decisione di trasferire la popolazione in una zona più salubre.
L'incarico del progetto fu affidato all'architetto Francesco Navone, il quale, con una visione moderna e innovatrice, sviluppò la pianta del nuovo paese sul modello della piazza Amalienborg di Copenaghen, a forma ottagonale, da cui si dipartono vie dritte e larghe che si intersecano ad angolo retto.
L'abitato si caratterizza per le sue case uniformi e basse, dominate dalla Chiesa di San Lorenzo al cui interno si conserva un prezioso crocifisso del XII secolo che ogni 15 anni viene portato in processione lungo le vie coperte da un tappeto di fiori.
Prima del 1774, il vecchio villaggio di San Lorenzo alle Grotte era ubicato in prossimità del Lago di Bolsena, così denominato perché cinto da una miriade di grotte e fu abitato dagli Etruschi a partire almeno dal 770 a.C. Sotto la dominazione Romana, San Lorenzo fu eletto Municipium e Prefettura.
Grazie al passaggio della via Cassia il centro ebbe sempre una grande importanza strategica tanto da fomentare continue lotte tra vari signorotti locali e la Chiesa.
Nell’XI secolo San Lorenzo alle Grotte venne ceduto dalla Contessa Matilde di Canossa alla Chiesa e insieme ad altre terre confinanti andò a costituire la provincia di Val di Lago.
A lungo fu conteso dalla Repubblica di Orvieto e dallo Stato della Chiesa fino al 1359, quando il cardinale Albornoz portò San Lorenzo di nuovo sotto la giurisdizione del papato.
Nel 1527 la città fu incendiata e saccheggiata dai lanzichenecchi, in viaggio verso Roma.
Nel Settecento a causa dell'innalzamento del livello del lago e della zona divenuta malsana, su iniziativa di Pio VI, allora tesoriere apostolico, il Pontefice Clemente XIV prese la decisione di trasferire la popolazione in una zona più salubre.
L'incarico del progetto fu affidato all'architetto Francesco Navone, il quale, con una visione moderna e innovatrice, sviluppò la pianta del nuovo paese sul modello della piazza Amalienborg di Copenaghen, a forma ottagonale, da cui si dipartono vie dritte e larghe che si intersecano ad angolo retto.
L'abitato si caratterizza per le sue case uniformi e basse, dominate dalla Chiesa di San Lorenzo al cui interno si conserva un prezioso crocifisso del XII secolo che ogni 15 anni viene portato in processione lungo le vie coperte da un tappeto di fiori.
Di origine etrusca, Canino è un paese della Maremma che diede i natali ad Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, grande riformatore e mecenate delle arti, colui che fondò il Ducato di Castro inglobandovi anche Canino. Dopo la distruzione del Ducato avvenuta nel 1649 il borgo tornò allo Stato pontificio. In dissidio con il fratello Napoleone, Luciano Bonaparte si stabilì a Canino nel 1808, assumendo, per volere di Pio VII, il titolo di Principe di Canino. A lui si deve anche un grande impulso alle ricerche archeologiche, soprattutto presso l'antica città di Vulci. Dopo la sua morte la proprietà passò ai Torlonia.
Nella neoclassica Collegiata dei Santi Apostoli Giovanni e Andrea della fine del XVIII secolo, si trova la cappella di famiglia che ospita i resti di Luciano Bonaparte, della sua prima moglie Cristina Boyer e del figlioletto Giuseppe Luciano. Fuori si può ammirare la bella Fontana Farnesiana del XVI secolo. Inoltre, si può vedere la Chiesa di Santa Croce, il Complesso di San Francesco, fatto edificare alla fine del XV secolo da Gabriele Francesco Farnese, il Municipio e il Palazzo Bonaparte, opera dell’architetto Valadier, al quale fu commissionato il restauro agli inizi del XIX secolo da Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Il Valadier, però, non si limitò ad intervenire soltanto sul Palazzo ma avviò anche una serie di interventi urbanistici e architettonici che contribuirono a dare un nuovo aspetto a quella parte del paese che era compresa all’interno delle mura farnesiane del XV secolo.
Piccolo comune situato sulla via Francigena e lungo la via Cassia. Poco distante si trova il Lago di Monterosi, il più piccolo dei laghi vulcanici della provincia di Viterbo, che occupa un cratere avventizio dei Monti Sabini. Sulle sue rive avvenne lo storico incontro tra papa Adriano IV e Federico Barbarossa che si rifiutò di reggere la staffa al cavallo del pontefice, facendo nascere uno scontro diplomatico. Cinque secoli più tardi, il 18 settembre 1649, sempre a Monterosi, venne ucciso dai sicari di Ranuccio Farnese il nuovo vescovo di Castro, Cristoforo Giarda, mentre si dirigeva nella capitale del ducato per prendere possesso della diocesi. Il grave fatto di sangue scatenò l'ira di papa Innocenzo X, che ordinò la distruzione della città farnesiana di Castro, già invisa alla chiesa.
Nella piazza principale sorge la cinquecentesca Chiesa di Santa Croce dove sono custodite le reliquie dei Santi Vincenzo e Anastasio, i protettori di Monterosi. Interessante è anche la quattrocentesca Chiesa di San Giuseppe.
Piccolo paese dell'Alta Tuscia, compreso tra la Toscana e il lago di Bolsena, in una vasta conca già conosciuta come Val di Lago. Nelle campagne circostanti abbondano acque minerali magnesiache solforose e ferruginose e si notano i caratteristici soffioni dovuti ai gas che si sprigionano dal sottosuolo.
La presenza umana nel territorio di Latera fin dall'età Neolitica è stata dimostrata dal ritrovamento di insediamenti preistorici nel lago di Mezzano.
Si susseguirono poi le civiltà appenninica, protovillanoviana, villanoviana e nell'ambito di quest'ultima quella Etrusca. A lungo fu dominata dai Romani, successivamente dagli Ostrogoti e poi dai Longobardi. Sembra che proprio durante la dominazione di questi ultimi fu edificato il primo nucleo del Castello di Latera, oggi non più visibile.
Divenuta Comune nel XII secolo, il suo territorio fu lungamente conteso fra Orvieto e la Santa Sede. Nel 1408 papa Gregorio XII concesse il vicariato di Latera a Ranuccio Farnese.
I discendenti del ramo della famiglia Farnese continuarono ad amministrare Latera fino al 1658 e si distinsero per il governo illuminato: istituirono già nel XVI secolo un "Monte" per i prestiti agli agricoltori, vietarono il taglio indiscriminato dei boschi e, nel 1648 il duca Pier Francesco Farnese ordinò la costruzione dell’acquedotto che ancora oggi alimenta la fontana, detta La fontana del Duca.
Nel 1668 con la morte del Cardinale Gerolamo si estinse la casa Farnese dei Signori di Latera il cui territorio torno' sotto lo Stato Pontificio il cui dominio durera' per oltre due secoli.
Nel 1870, seguendo le sorti dello Stato Pontificio, entro' a far parte del Regno d'Italia.
Nel centro storico si ammirano il Palazzo Ducale, eretto nel XVI secolo dai Farnese, la seicentesca Fontana del Duca Pietro Farnese, la Chiesa di San Clemente, la Chiesa di San Rocco, costruita, probabilmente, intorno al 1400, e nasce come voto fatto durante la peste che, in quegli anni, mieteva centinaia di vittime.
Infine, da visitare, è il piccolo Museo della Terra dove sono raccolti alcuni reperti della civiltà contadina.
Piccolo comune situato sulla via Francigena e lungo la via Cassia. Poco distante si trova il Lago di Monterosi, il più piccolo dei laghi vulcanici della provincia di Viterbo, che occupa un cratere avventizio dei Monti Sabini. Sulle sue rive avvenne lo storico incontro tra papa Adriano IV e Federico Barbarossa che si rifiutò di reggere la staffa al cavallo del pontefice, facendo nascere uno scontro diplomatico. Cinque secoli più tardi, il 18 settembre 1649, sempre a Monterosi, venne ucciso dai sicari di Ranuccio Farnese il nuovo vescovo di Castro, Cristoforo Giarda, mentre si dirigeva nella capitale del ducato per prendere possesso della diocesi. Il grave fatto di sangue scatenò l'ira di papa Innocenzo X, che ordinò la distruzione della città farnesiana di Castro, già invisa alla chiesa.
Nella piazza principale sorge la cinquecentesca Chiesa di Santa Croce dove sono custodite le reliquie dei Santi Vincenzo e Anastasio, i protettori di Monterosi. Interessante è anche la quattrocentesca Chiesa di San Giuseppe.
Si erge su una rupe vulcanica al di sopra della valle del Tevere, su un territorio abitato dagli Etruschi e dai Romani. Nel Medioevo il paese fu spesso conteso dagli Orsini e dai Monaldeschi di cui ancora oggi è possibile ammirare nel borgo i ruderi della Rocca Monaldeschi che ebbe la funzione di fortificazione ed avvistamento per proteggere la città da eventuali attacchi esterni. Nella piazza principale si trova la Chiesa di San Pietro e San Callisto costruita su una precedente chiesa benedettina dell’anno 1000 e consacrata nel 1566 al cui interno è collocata la pala dell'altare maggiore attribuita al Mazzanti (XVIII secolo) che raffigura la Vergine, San Pietro e San Callisto. Nell’adiacente Chiesa della Madonna delle Grazie è possibile vedere un bellissimo affresco del Quattrocento, restaurato, attribuibile al Pastura.
Le prime notizie sul paese di Fabrica di Roma risalgono all’XI secolo quando fu donata ai benedettini di Farfa. Divenne possedimento dei Di Vico, dei della Rovere e poi dei Farnese che lo inglobarono nel Ducato di Castro e dopo la sua caduta nel 1649 Fabrica tornò allo Stato Pontificio.
Al centro dell’abitato si trova la Rocca dei Farnese risalente al XII secolo. Tra le chiese la più importante è la Collegiata di San Silvestro con affreschi del Cinquecento attribuiti ai fratelli Torresani, la Chiesa di Santa Maria della Pietà e la Chiesa di San Sebastiano.
Non lontano dal piccolo borgo, lungo la via Amerina, si trova Falerii Novi, la città romana che nel III secolo a.C fu costruita per ospitare gli abitanti della distrutta Falerii Veteres (Civita Castellana) da parte dei Romani. All’interno dell’antica cinta muraria si trova la Chiesa cistercense di Santa Maria di Falleri, eretta dai cosmati nel XII secolo, e l’Abbazia ad essa collegata.
Centro della Valle del Tevere, situato su di un'alta rupe tufacea, Orte è considerato un importante nodo stradale e ferroviario grazie alla vicinanza dell'Autostrada del Sole e della superstrada Civitavecchia-Orte-Cesena e alla costruzione della ferrovia pontificia avvenuta nel 1864. Abitata fin dal tempo degli Etruschi, fu assoggettata dai Romani e ne divenne municipio e nel corso dei secoli fu dominata dalla Chiesa e dalla famiglia Orsini.
Tra le vie del centro storico si può ammirare la settecentesca Basilica di Santa Maria Assunta, la ex Chiesa di San Silvestro dove è allestito un pregevole Museo d'Arte Sacra e la Chiesadi Sant’Agostino. Non lontano dall’abitato si trova il Santuario della Santissima Trinità.
Tra i palazzi più importanti si ricorda Palazzo Nuzzi, il Palazzo Comunale, Palazzo Roberteschi, il Palazzo dell’orologio, Palazzo Alberti e il Palazzetto di Giuda.
Molto conosciute sono anche le Terme di Orte.
Probabile terra di insediamenti villanoviani, come testimoniano i ritrovamenti archeologici di tombe scavate nelle pareti tufacee a picco databili dal VII e VI secolo a.C, Lubriano conobbe anche la dominazione romana, che ha lasciato, sparsi nelle campagne circostanti sporadici resti di impianti termali. Per tutto il V e VI secolo d.C. nel territorio di Lubriano si alternarono le dominazioni visigote, gote, e bizantine fino al lungo insediamento longobardo che durò dal 605 al 774. Fu annesso ai domini della Santa Sede e sin dal X secolo fu feudo dei Monaldeschi.
Il simbolo del paese è il settecentesco Palazzo Monaldeschi; da vedere, sono anche la Torre Monaldeschi, ciò che rimane dell’antico castello medievale, la Chiesa di Santa Maria del Poggio, uno dei pochi esempi di architettura barocca della zona, e il suggestivo panorama sulla Valle dei Calanchi. Nella Parrocchiale di San Giovanni sono custoditi resti di affreschi risalenti al XIII secolo.
Di origine etrusca, Canino è un paese della Maremma che diede i natali ad Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, grande riformatore e mecenate delle arti, colui che fondò il Ducato di Castro inglobandovi anche Canino. Dopo la distruzione del Ducato avvenuta nel 1649 il borgo tornò allo Stato pontificio. In dissidio con il fratello Napoleone, Luciano Bonaparte si stabilì a Canino nel 1808, assumendo, per volere di Pio VII, il titolo di Principe di Canino. A lui si deve anche un grande impulso alle ricerche archeologiche, soprattutto presso l'antica città di Vulci. Dopo la sua morte la proprietà passò ai Torlonia.
Nella neoclassica Collegiata dei Santi Apostoli Giovanni e Andrea della fine del XVIII secolo, si trova la cappella di famiglia che ospita i resti di Luciano Bonaparte, della sua prima moglie Cristina Boyer e del figlioletto Giuseppe Luciano. Fuori si può ammirare la bella Fontana Farnesiana del XVI secolo. Inoltre, si può vedere la Chiesa di Santa Croce, il Complesso di San Francesco, fatto edificare alla fine del XV secolo da Gabriele Francesco Farnese, il Municipio e il Palazzo Bonaparte, opera dell’architetto Valadier, al quale fu commissionato il restauro agli inizi del XIX secolo da Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Il Valadier, però, non si limitò ad intervenire soltanto sul Palazzo ma avviò anche una serie di interventi urbanistici e architettonici che contribuirono a dare un nuovo aspetto a quella parte del paese che era compresa all’interno delle mura farnesiane del XV secolo.
Tuscania è situata su un vasto pianoro tufaceo solcato dal fiume Marta tra Viterbo, il Lago di Bolsena e le coste tirreniche di Tarquinia ed è racchiusa entro una cinta muraria risalente al XIV secolo ancora oggi in ottimo stato. Le origini della città risalgono al Protovillanoviano (1100 a.C.) quando sull'attuale colle di San Pietro si insediò il nucleo etrusco più antico.
La necropoli più famose sono quella della Madonna dell’Olivo (Tombe Curunas, Grotta della Regina, il sarcofago delle Amazzoni), il sepolcreto di Pian di Mola, la Necropoli della Peschiera e il complesso funerario dell’Ara del Tufo. In questi siti sono stati ritrovati numerosi sarcofagi in nenfro la cui produzione rese Tuscania una delle città etrusche più famose della zona.
La penetrazione romana che si stabilizzò verso il 285 a.C. con l'occupazione della Tuscia trova il centro nella condizione ideale per essere adottato quale caposaldo a controllo del vasto territorio, di cui occupa la posizione centrale, facilitata dal potenziamento di quella direttrice stradale etrusca, che, nel 225 a.C., venne elevata al rango di Via consolare romana, con il nome di "Clodia". Ancora oggi sono visibili tracce di opere idrauliche e abitative di età imperiale conosciute come i “Bagni della Regina”.
Nel VI secolo fu occupata dai Longobardi e nell’VIII secolo entrò a far parte del Patrimonio della Chiesa. Nel XIII secolo divenne Comune con i suoi statuti e le tipiche magistrature comunali e e furono costruiti nuovi monumenti pubblici come il Palazzo comunale del Rivellino accanto a cui oggi si trova l’omonimo teatro. Nel Trecento fu contesa tra la Santa Sede e i prefetti di Vico e in seguito a un atto di ribellione al Papa Bonifacio VIII le venne dato il nome di “Toscanella” (quello attuale lo riottenne nel 1911). Nel 1495 fu assediata e saccheggiata dalle truppe francesi di Carlo VIII ma si riprese divenendo un modesto centro dello Stato Pontificio e nel corso dei secoli successivi vide affluire una grande quantità di ricchezza derivante dalla terra e dall'allevamento. I ricchi proprietari di terre e di bestiame investirono notevoli somme per costruire i loro palazzi tardo-rinascimentali. Parallelamente gli amministratori comunali decorarono la città con artistiche fontane barocche e le strade vennero quasi totalmente pavimentate.
La storia "antica" di Tuscania termina il 6 febbraio 1971 quando la cittadina fu colpita da un fortissimo terremoto. Con la ricostruzione nacque l’attuale paese.
Sul colle alla fine della passeggiata fuori le mura si possono vedere la Chiesadi Santa Maria del Riposo e l'ex convento francescano ora adibito a Museo Nazionale Etrusco in cui si trova una raccolta quasi completa dei sarcofagi e delle suppellettili della famiglie tardo etrusche Curunas e Vipinana, rappresentative dei modi di vita e dei costumi di questa parte dell'Etruria nei secoli IV e III a. C..
I gioielli più noti di Tuscania sono la Chiesa di San Pietro con la facciata duecentesca a tre portali e con un maestoso interno in cui ancora si trova un ciborio piramidale, le pareti con affreschi di scuola romana e una grandiosa cripta risalente all’XI secolo, l’altra è la Chiesa di Santa Maria Maggiore con una suntuosa decorazione pittorica della parete di fondo raffigurante il Giudizio Universale. Entrambe furono costruite intorno all’XI secolo alla sommità del colle di San Pietro a cavallo della via Clodia, antica posizione strategica dell’abitato.
Di notevole bellezza è anche la rinascimentale Cattedrale di San Giacomo su Piazza del Duomo, la Chiesa di Santa Maria delle Rose, la Chiesa di San Marco, la Chiesa di San Francesco e la Chiesa di San Silvestro.
Tra i palazzi più importanti vanno ricordati i seguenti Palazzo Baronale, i resti di Palazzo Tartaglia e Palazzo Quaglia, Palazzo Fani, Palazzo Fani-Ciotti, Palazzo Giannotti, il Palazzo Vescovile, Palazzo Tozzi.
Tra le fontane più belle c’è quella delle Sette Cannelle, Fontana Grande, Fontana di Parco Torre di Lavello e Fontanella Giannotti.
Suggestivi, sempre all'interno della mura, i panorami che si osservano dal Belvedere, da piazza Tor di Lavello e dal Monastero di San Paolo.
Non lontano da Tuscania si trova la Riserva Naturale, un’area protetta con un tipico esempio di sughereta dove è possibile trovare un sottobosco ricco di orchidee.
Tuscania è stato il paese natale del pittore Giuseppe Cesetti (Tuscanica 1902-1990) e dei Campanari, una famiglia di impresari e archeologi di Tuscania del XIX secolo. Il padre Vincenzo, insieme ai figli Carlo, Secondiano e Domenico, avviò numerose campagne di scavo in vari centri dell'Etruria, che portarono, fra l'altro, al rinvenimento della tomba dei Vipinana. Notevole il lavoro di recupero svolto a Vulci nel biennio 1835-1837, i cui reperti si ammirano oggi nel Museo Etrusco Gregoriano di Roma.
Civita Castellana è uno dei paesi più popolosi del viterbese, posto su due direttrici viarie importanti come la Cassia e la Flaminia. Sorge su un piano tufaceo dai pendii scoscesi che coincide con il sito originario della città di Falerii Veteres. Essa si trova in una posizione centrale rispetto al territorio, denominato anticamente Ager Faliscus, che è costituito in prevalenza da un tavolato di rocce ignimbritiche, nel quale il fiume Treia, tributario del Tevere, e gli altri affluenti minori hanno inciso con un lavorio incessante dirupi e vallate. Banchi di colate eruttive solidificate nel terreno hanno così prevalentemente donato il caratteristico aspetto rossastro definito comunemente "tufo rosso". Profonde e strette valli con pareti verticali a picco denominate "Forre" coperte di vegetazione delimitavano gli ampi pianori sovrastanti, fertili e difficilmente espugnabili da eventuali nemici. Nell'antichità questa terra fu abitata dai Falisci, un popolo italico, che raggiunse un notevole livello di civiltà. Fu assoggettata dai Romani e nel Medioevo fu contesa tra Impero e Papato. Alla fine del Quattrocento passò al cardinale Rodrigo Borgia, divenuto papa Alessandro VI.
Già dalla fine del Settecento a Civita Castellana si sviluppò l’attività industriale della ceramica che ancora oggi la rende famosa.
Nel centro storico si trova il Duomo eretto nel XII secolo e modificato nel Settecento caratterizzato da bellissime decorazioni in mosaico opera dei Cosmati, eccellenti marmorari romani; di notevole importanza è anche la cripta. A poca distanza si trova il Forte Sangallo, grand’opera militare voluta da papa Alessandro VI a difesa dello Stato Pontificio e della parte occidentale della cittadina, strategicamente più vulnerabile. Fu progettato e costruito sopra un banco tufaceo, sui precedenti resti di un’antica fortificazione da Antonio da Sangallo il vecchio (1456-1535), avvalendosi d’esperti collaboratori. Dal 1977 il piano nobile e gli appartamenti papali ospitano le sale del bellissimo Museo Nazionale Archeologico dell’Agro Falisco.
Da vedere sono anche il Palazzo Comunale, la Chiesa di Santa Maria del Carmine, la Fontana dei Draghi, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di San Gregorio Magno, la Chiesa di San Pietro e il settecentesco Ponte Clementino, commissionato da Clemente XI.
A circa 6 chilometri da Civita Castellana si intravedono, tra la vegetazione, i resti della città romana di Falerii Novi. Le imponenti mura, con varie porte, fra cui quella di Giove, di circa due chilometri costituiscono un mirabile esempio di cinta fortificata. Notevole la Chiesa romanica di Santa Maria di Falleri recentemente restaurata. Accanto alla chiesa si trovano i resti di un'antica abbazia cistercense.
La città antica sorgeva nel sito dell'attuale su uno sperone tufaceo fusiforme, circondato da profonde vallate solcate da piccoli corsi d'acqua e stretto intorno da alti pianori alle propaggini dei Monti Cimini che dominano la conca del Lago di Vico e la piana di Viterbo, e alle falde dei Monti Sabatini. Definita “antichissima”, venne considerata dai Romani la “Porta dell’Etruria” ossia una zona di confine tra Roma, l’Etruria e l’Agro Falisco. Di origine etrusco-falisca, fu a lungo assoggettata dai Romani. Quando venne costruita la via consolare Cassia, Sutri divenne uno dei luoghi strategicamente più rilevanti. Nel 728 avvenne la “Donazione di Sutri” da parte del re longobardo Liutprando a papa Gregorio II considerato come atto di nascita del potere temporale della Chiesa che durò fino al 1870.
Nel centro storico si fa notare il Duomo di Santa Maria Assunta al cui interno si trova una delle più belle cripte della Tuscia. Fra le altre chiese merita una visita quella di San Silvestro, il cui altare è formato da un antico sarcofago.
Poco distante dall’abitato si trova il Parco Urbano dell’Antichissima Città di Sutri dove si trova la Villa Savorelli, notevoli resti della Necropoli rupestre con tombe scavate nel tufo con loculi, nicchie. Di grande interesse è l’Anfiteatro di età augustea interamente scavato nel tufo con pianta ellittica ed assi di 50 metri e il bellissimo Mitreo di età romana trasformato in cappella cristiana dedicato alla Madonna del parto.
In un ambiente del vecchio ospedale, che ospita anche l'archivio storico e la biblioteca, è allestito il piccolo Museo del Patrimonium in cui sono riuniti reperti dal periodo romano al primo Rinascimento.
A poca distanza dal paese, in un antico monastero quattrocentesco che sorge nel parco "Oasi di Sapientia", si trova una raccolta di minerali allo stato grezzo provenienti da ogni parte del mondo (rubini, topazi, diamanti). I reperti sono collocati in numerose stanze ricavate nelle nicchie dei sotterranei, che riproducono gli ambienti naturali dove i minerali sono stati ritrovati.
Una curiosità è la Grotta di Orlando, nei pressi della consolare Cassia, dove, secondo la leggenda, sarebbe nato il celebre paladino, nipote di Carlo Magno.
Le prime notizie sul paese di Fabrica di Roma risalgono all’XI secolo quando fu donata ai benedettini di Farfa. Divenne possedimento dei Di Vico, dei della Rovere e poi dei Farnese che lo inglobarono nel Ducato di Castro e dopo la sua caduta nel 1649 Fabrica tornò allo Stato Pontificio.
Al centro dell’abitato si trova la Rocca dei Farnese risalente al XII secolo. Tra le chiese la più importante è la Collegiata di San Silvestro con affreschi del Cinquecento attribuiti ai fratelli Torresani, la Chiesa di Santa Maria della Pietà e la Chiesa di San Sebastiano.
Non lontano dal piccolo borgo, lungo la via Amerina, si trova Falerii Novi, la città romana che nel III secolo a.C fu costruita per ospitare gli abitanti della distrutta Falerii Veteres (Civita Castellana) da parte dei Romani. All’interno dell’antica cinta muraria si trova la Chiesa cistercense di Santa Maria di Falleri, eretta dai cosmati nel XII secolo, e l’Abbazia ad essa collegata.
Le origini del centro della bassa Tuscia risalgono al primo millennio d.C. Sembra che il primo castello sia stato edificato dai Sutrini tra il 1157 ed il 1175. Il primo Signore di Bassano, del quale si è avuto conoscenza, fu un certo Riccardo di Puccio (1354). Nel secolo successivo, il possedimento del feudo è diviso tra la famiglia Anguillara e i Savelli. Solo alla fine del XVI secolo, Bassano conoscerà una stabilità governativa con l’acquisto del feudo da parte di Giuseppe Giustiniani. Il feudo è eretto a “marchesato” da Paolo V nella persona di Vincenzo, figlio di Giuseppe, e a “principato” da Innocenzo X. Nel secolo XVII, ad opera dei Giustiniani, il paese fu oggetto di un’importante trasformazione urbanistica attraverso l’intervento di un vero e proprio piano regolatore concepito e realizzato in parte secondo il gusto del tempo.
I Giustiniani posseggono il feudo di Bassano fino al 1854, data in cui viene acquistato dalla famiglia Odescalchi.
Nel centro storico si trova il Palazzo Giustiniani-Odescalchi costruito dagli Anguillara e poi trasformato in villa signorile dai Giustiniani. All’interno si trovano affreschi di Antonio Tempesta, degli Zuccari.
Da vedere sono anche la Chiesadi San Vincenzo martire e la Chiesa di San Vincenzo martire e la Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo.
Paesino che sorge in un punto strategico tra la via Amerina, la via Cassia e la via Flaminia nel comprensorio della valle del Tevere lungo il quale, un tempo navigabile, vi erano numerosi porti e scali. Grazie alla posizione e alla ricchezza agricola e forestale di tutta la zona nei primi secoli del Medioevo venne eretto il Castello Baglioni, una magnifica fortezza in tufo, sotto il dominio dell'omonima famiglia che durò fino al XVII secolo, quando il castrum passò a Domitilla Cesi, cui si deve la diffusione sul posto del culto di San Filippo Neri. Alla fine del 1669 il feudo di Graffignano venne trasferito alla famiglia di Federico Borromeo e, in seguito, alla signoria di Scipione Publicola Santa Croce.
Nella Parrocchiale sono custoditi la copia del celebre dipinto di Guidi Reni raffigurante San Filippo Neri.
A pochi chilometri dal paese si trova il Santuario della Madonna del Castellonchio.
Di origine etrusco-falisca, il paese sorge su un colle tufaceo alle pendici dei Monti Cimini e vicino al Tevere. Sede vescovile sin dall’VIII secolo, fu a lungo dominata dalle potenti famiglie locali quali i Di Vico, i Della Rovere, gli Orsini, i Borgia, i Carafa e gli Altemps.
Nel centro storico si puo’ ammirare il Palazzo ducale, trasformato da Giacomo della Porta nel XVI secolo, la Chiesa Cattedrale Santa Maria Assunta del XVIII secolo. Altri monumenti sono la Chiesa di San Famiano a Lungo, la Chiesa di San Lorenzo, la Chiesa di Sant'Agostino, il Convento di Santa Chiara, oggi sede del Museo Civico, il Palazzo comunale, la Fontana delle Tre Cannelle e la Fontana della Rocca.
Appena fuori il paese si trova la Chiesa di San Famiano, risalente al XII secolo con all’interno la cripta che custodisce le spoglie del santo patrono.
Gallese insieme al comune di Corchiano è sede di un’oasi del WWF denominata Oasi Pian Sant’Angelo.
È un borgo che sorge nel versante meridionale della Tuscia Viterbese, ai confini con la provincia di Roma. È noto per le belle olmate che si estendono intorno all’abitato. Fu fondato nel 1560 da Giorgio di Santacroce. Nel Seicento fu dominio degli Orsini che lo cedettero a breve alla famiglia di papa Clemente X Altieri. Simbolo della cittadina è il seicentesco Palazzo Altieri al cui interno si trovano affreschi rappresentanti le vedute dei feudi principeschi e un’originale raccolta di ritratti di papi da San Pietro a Giovanni Paolo II.
Di rilievo è la Chiesa di Sant’Anna, la Chiesa di San Giorgio, il Palazzo del Governatore e la Chiesa e il Convento di Sant’Antonio.
Di origine etrusca, appartenuta agli Orsini, ai Colonna e ai Vitelleschi, Soriano si trova su un’altura dominata dal massiccio Castello Orsini, fatto erigere da papa Nicolò III Orsini nel XIII secolo che scelse questo luogo come residenza estiva. Intorno al castello sorge l'antico borgo medievale, ancora in ottimo stato, con stretti vicoli e vie intersecantesi nella irregolarità planimetrica in cui domina la Torre dell’Orologio. Nella parte rinascimentale del paese si trova il bellissimo Palazzo Albani-Chigi (XVI secolo), considerato uno dei maggiori capolavori dell'architetto Ottaviano Schiratti, assieme alla famosissima Fontana Papacqua. Nella piazza si trova la Collegiata di San Nicola risalente alla fine del Settecento. Di impianto settecentesco anche la Chiesa di Sant'Eutizio al cui interno si trova un pregevole oleario marmoreo attribuito ad Andrea Bregno. Nella Chiesa di Sant'Agostino (o della Santissima Trinità, XVIII secolo) la volta fu affrescata nel Settecento da Taddeo Kunds.
Non lontano dall’abitato si può vedere la Chiesetta romanica di San Giorgio Soriano è circondata dai famosi Monti Cimini con i loro secolari ed ombrosi castagneti, la stupenda e maestosa faggeta al cui ingresso si trova il maestoso "sasso naticarello", un enorme macigno ovoidale che si regge in bilico da secoli su una stretta base di appoggio… “miracolo della natura”, lo definì Plinio il vecchio. Questa zona è la meta ideale per chi ama la natura e la tranquillità, ma anche per chi vuole dedicarsi a lunghe escursioni o alle semplici passeggiate a piedi, a cavallo o in mountain bike.
La Selva di Malano è la zona archeologica di più rilevante interesse dell'intero territorio. Sita in una vasta superficie piuttosto accidentata, non è sfortunatamente raggiungibile con facilità. La Selva è costellata da tombe a fossa con sagoma umana, tombe etrusche a camera, are, urne cinerarie e sarcofagi. Di particolare interesse è il Sasso del predicatore e la Tomba del re e della regina.
Acquapendente è ubicata lungo la via Cassia e l’antica via Francigena e la prima testimonianza di questo borgo risale al 964 quando ospitò l’imperatore Ottone I. Con la donazione, da parte di Matilde di Canossa, di tutti i suoi beni alla Chiesa, Acquapendente entrò a far parte del Patrimonio di San Pietro e fu posta sotto la diocesi di Orvieto. Nel 1166 riuscì a liberarsi dalla tirannia di Federico I Barbarossa e oggi questo evento storico viene rievocato con la Festa dei Pugnaloni. Nel Quattrocento appartenne agli Sforza e durante il Rinascimento vennero costruiti i più bei palazzi sulla piazza e sulle vie principali, quali Palazzo Fidi, Palazzo Viscontini, il Palazzo vescovile. La città, nel corso della crisi generale successiva all’epoca rinascimentale, conobbe ancora periodi difficili, aggravati da nuovi conflitti nel 1641, con l’inizio della guerra di Castro, allorché Acquapendente venne dapprima saccheggiata dalle truppe di Odoardo Farnese e successivamente dall’esercito del Papa accorso per scacciare gli invasori. Dopo la pace stipulata tra Odoardo Farnese ed il Papa Urbano VIII, la disputa riprese nel 1644 con il nuovo Papa Innocenzo X che ordinò l’assedio e la distruzione della città di Castro. A seguito di questo evento la sede vescovile, con bolla del pontefice, fu trasferita ad Acquapendente e la basilica del Santo Sepolcro divenne Cattedrale. Dopo la rivoluzione francese, Acquapendente fu una tra le prime città ad instaurare autonomamente e con libere elezioni, un ordinamento repubblicano che rimase in atto fino al termine della Repubblica Romana nel 1799. Con l’avvento dell’ottocento Acquapendente conobbe una ripresa economica e culturale. Alla fine del XIX secolo la città di Acquapendente fu ancora contornata e delimitata dalle antiche mura urbane. Solo dopo il 1927 con l’apertura della nuova strada di circonvallazione, per cui la Cassia passò a sud-ovest dell’abitato, si iniziarono a fabbricare alberghi e villini fuori le mura. La nuova circonvallazione si sviluppò con varie strutture alberghiere, grazie all’importanza dell’arteria, privilegiato asse di collegamento tra Firenze e Roma, sino all’apertura dell’Autostrada del Sole che fece regredire sempre più il flusso di traffico sulla Cassia.
Il monumento più rappresentativo è la Basilica Cattedrale del Santo Sepolcro sorta intorno al Mille e consacrata nel 1149. La cripta è tra le più antiche del Lazio risalente a metà del X secolo: secondo la tradizione custodisce una reliquia bagnata del sangue di Cristo. Nei pressi della chiesa si trova la Torre Julia De' Jacopo così chiamata in onore della fanciulla aquesiana, che il 18 gennaio 1550, con la sua prontezza, riuscì a bloccare l'ingresso ai soldati nemici.
Oggi, la Torre ospita al piano terra il centro visite della Riserva Naturale Monte Rufeno, un punto informativo e un punto vendita di prodotti tipici e dell'artigianato locale.
Nella parte più alta del paese è ancora visibile la Torre dell'Orologio anche detta del Barbarossa che faceva parte del castello imperiale.
Tra le chiese principali vanno ricordate quella di San Francesco, di Santa Vittoria, la Chiesa di Sant’Agostino e il Monastero di clausura di Santa Chiara.
Sulla piazza principale della città si affaccia il Palazzo comunale un’opera imponente che oggi è la sede delle più importanti attività del borgo.
Interessante da vedere è il Museo del Fiore, la Riserva naturale di Monte Rufeno e a pochi chilometri di distanza da Acquapendente si trova il Castello di Torre Alfina, una costruzione medievale, oggi di proprietà privata e l’Oasi naturale del Sassetto.
Fu un centro etrusco-romano e alla fine del VI secolo fu chiamato per la prima volta con il nome di Balneum-regis probabilmente riferito ad un impianto termale nelle cui acque un re avrebbe recuperato la salute. Fu a lungo dominata dalla Chiesa e dalla famiglia dei Monaldeschi della Cervara.
Si accede al centro storico attraverso Porta Albana, costruita nel 1589 su progetto attribuito all'architetto orvietano Ippolito Scalza. Alla destra di Porta Albana vi è l'ottocentesca Chiesa di San Bonaventura, dalla facciata neoclassica. Dietro l'altare maggiore è custodita la tela raffigurante il Sacro Cuore di Gesù e San Bonaventura. Il lato sud di Porta Albana è occupato dal Palazzo dell'ex Ospedale Sant’Antonio. Si continua nella via Roma, al culmine della quale sorge Palazzo Cibo, fatto costruire nel 1559 dall'illustre famiglia genovese. Raggiunta Piazza Cavour, si ammira il Monumento dei caduti e non distante si trova la cinquecentesca Chiesa Cattedrale di San Nicola nella cui navata destra è custodito il santo braccio, reliquiario in oro del XV secolo, contenente un osso del braccio destro di San Bonaventura, dono del re di Francia Carlo VIII e la Bibbia di San Bonaventura.
Più avanti si trova il Palazzo comunale e il Monumento a San Bonaventura, opera dello scultore Cesare Aureli, la Chiesa della Santissima Annunziata, detta comunemente di Sant’Agostino per l'antico ex convento agostiniano ad essa annesso.
Nel vicino Seminario, ex convento Agostiniano da vedere il bellissimo chiostro in cotto, realizzato nel 1524 su disegno di Michele Sanmicheli, con al centro un elegante pozzo realizzato in pietra dall'architetto orvietano Ippolito Scalza. Poco distante sorge la Chiesa dei Santi Andrea e Bonaventura annessa al convento delle Clarisse (oggi casa di riposo), costruita nel 1734, ed oggi in fase di ristrutturazione per essere adibita ad auditorium.
Proseguendo la strada per Civita di Bagnoregio, si raggiunge il Belvedere di San Francesco Vecchio, da cui si può ammirare l'incantevole panorama della cittadina di Civita che affiora come isola in mezzo a un mare di calanchi, nel parco è stato innalzato un monumento con l'effige dello scrittore bagnorese Bonaventura Tecchi. Ovunque affiorano i resti dell'antico convento, fondato da San Francesco e nel quale ricevette la prima educazione San Bonaventura. E' tradizione che San Francesco, avendo avuto in dono dai Benedettini un antico monastero, vi fondasse un "locus" per i suoi frati, successivamente ampliato da San Bonaventura e trasformato in vero e proprio convento. Il monastero e la chiesa annessa furono distrutti da un terremoto e dai franamenti nel 1764. Negli ambienti ricostruiti, ha sede il Centro di Studi Bonaventuriani, fondato nel 1952 da un gruppo di intellettuali bagnoresi. Nella rupe sottostante il Belvedere (versante sud), si trova la Grotta di San Bonaventura, ex tomba etrusca trasformata in cappella, nella quale la tradizione vuole che si recasse a pregare San Bonaventura.
Non distante dal paese si trova Civita di Bagnoregio, l’antico borgo che sorge su un colle tufaceo minato alla base dalla continua erosione di due torrenti che scorrono nelle valli sottostanti e dall'azione delle piogge e del vento: si sta dunque sgretolando, lentamente ma inesorabilmente. Il borgo, dove vivono poche famiglie sta franando. La più bella definizione di Civita è del suo figlio Bonaventura Tecchi: "la città che muore". Il paesaggio che caratterizza la zona è quello dei calanchi. Si presentano come delle particolari forme di erosione create dagli agenti atmosferici, in particolare dalle acque pluviali, sono dei profondi "tagli" nei fianchi delle alture, "ferite" in cui non riescono a crescere le piante per la continua attività erosiva.
Il primo importante monumento che si incontra a Civita è la Porta Santa Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Nella piazza principale si può ammirare la romanica Chiesa di San Donato, sorta probabilmente sui resti di un tempio pagano e rimaneggiata nel XVI secolo. In essa sono custoditi uno stupendo Crocefisso ligneo quattrocentesco, della scuola di Donatello, e un affresco della scuola del Perugino. Importanti sono anche i rinascimentali Palazzi dei Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni (sede del Museo Geologico) e le viuzze con le tipiche case basse con balconcini e scalette esterne dette "profferli", tipiche dell'architettura viterbese del medioevo.
Bagnoregio ha dato i natali a Bonaventura Tecchi e a San Bonaventura da Bagnoregio.
Piccolo centro di origini etrusche, non distante dall’antico Lago di Bassano oggi quasi del tutto interrato e un tempo chiamato dai Romani Lacus Vladimonis. Appartenne alla Santa Sede e nel Cinquecento fu venduto alla famiglia Madruzzo a ricordo della quale oggi resta la Fontana Vecchia. Di notevole interesse è la Chiesa dell'Immacolata Concezione, la Chiesa di Santa Maria dei Lumi risalente al XII secolo. Di fronte alla Chiesa si trova la cinquecentesca Torre dell’orologio al cui interno è inglobato un antico campanile romanico della chiesa dei Lumi.
Inoltre, ci sono anche la Chiesa dei Santi Fidenzio e Terenzio, patroni del paese e la Chiesa della Madonna della Quercia.
Il comune di Canepina, sorge alle falde dei monti Cimini in una conca coperta da un manto boscoso creato da castagneti. È stata abitata fin dal tempo degli etruschi e fu dominata a lungo dallo Stato Pontificio, dalla famiglia Anguillara e Di Vico. Fu anche inglobata nel Ducato di Castro fino alla sua disgregazione da papa Paolo III Farnese.
Nelle vie del centro tra i monumenti più importanti si trova il Castello degli Anguillara, costruito intorno al XIV secolo, il Palazzo Farnese, eretto nel XVI secolo e attualmente sede degli uffici comunali, la Chiesa della Madonna del Carmine, al cui interno si possono ammirare dipinti e affreschi del Quattrocento, la Chiesa di Santa Maria Assunta costruita nel medioevo ma rimaneggiata nel XV-XVI secolo, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa di San Michele Arcangelo, la Chiesa di San Giuseppe e la Chiesa di Santa Corona.
Il Museo delle Arti e Tradizioni situato nei locali dell’ex Convento dei Carmelitani ospita numerosi oggetti dell’antica tradizione: aratri, zappe, telai e tanti altri strumenti ormai in disuso.
Piccolo paese dell'Alta Tuscia, compreso tra la Toscana e il lago di Bolsena, in una vasta conca già conosciuta come Val di Lago. Nelle campagne circostanti abbondano acque minerali magnesiache solforose e ferruginose e si notano i caratteristici soffioni dovuti ai gas che si sprigionano dal sottosuolo.
La presenza umana nel territorio di Latera fin dall'età Neolitica è stata dimostrata dal ritrovamento di insediamenti preistorici nel lago di Mezzano.
Si susseguirono poi le civiltà appenninica, protovillanoviana, villanoviana e nell'ambito di quest'ultima quella Etrusca. A lungo fu dominata dai Romani, successivamente dagli Ostrogoti e poi dai Longobardi. Sembra che proprio durante la dominazione di questi ultimi fu edificato il primo nucleo del Castello di Latera, oggi non più visibile.
Divenuta Comune nel XII secolo, il suo territorio fu lungamente conteso fra Orvieto e la Santa Sede. Nel 1408 papa Gregorio XII concesse il vicariato di Latera a Ranuccio Farnese.
I discendenti del ramo della famiglia Farnese continuarono ad amministrare Latera fino al 1658 e si distinsero per il governo illuminato: istituirono già nel XVI secolo un "Monte" per i prestiti agli agricoltori, vietarono il taglio indiscriminato dei boschi e, nel 1648 il duca Pier Francesco Farnese ordinò la costruzione dell’acquedotto che ancora oggi alimenta la fontana, detta La fontana del Duca.
Nel 1668 con la morte del Cardinale Gerolamo si estinse la casa Farnese dei Signori di Latera il cui territorio torno' sotto lo Stato Pontificio il cui dominio durera' per oltre due secoli.
Nel 1870, seguendo le sorti dello Stato Pontificio, entro' a far parte del Regno d'Italia.
Nel centro storico si ammirano il Palazzo Ducale, eretto nel XVI secolo dai Farnese, la seicentesca Fontana del Duca Pietro Farnese, la Chiesa di San Clemente, la Chiesa di San Rocco, costruita, probabilmente, intorno al 1400, e nasce come voto fatto durante la peste che, in quegli anni, mieteva centinaia di vittime.
Infine, da visitare, è il piccolo Museo della Terra dove sono raccolti alcuni reperti della civiltà contadina.
Di origine etrusca, appartenuta agli Orsini, ai Colonna e ai Vitelleschi, Soriano si trova su un’altura dominata dal massiccio Castello Orsini, fatto erigere da papa Nicolò III Orsini nel XIII secolo che scelse questo luogo come residenza estiva. Intorno al castello sorge l'antico borgo medievale, ancora in ottimo stato, con stretti vicoli e vie intersecantesi nella irregolarità planimetrica in cui domina la Torre dell’Orologio. Nella parte rinascimentale del paese si trova il bellissimo Palazzo Albani-Chigi (XVI secolo), considerato uno dei maggiori capolavori dell'architetto Ottaviano Schiratti, assieme alla famosissima Fontana Papacqua. Nella piazza si trova la Collegiata di San Nicola risalente alla fine del Settecento. Di impianto settecentesco anche la Chiesa di Sant'Eutizio al cui interno si trova un pregevole oleario marmoreo attribuito ad Andrea Bregno. Nella Chiesa di Sant'Agostino (o della Santissima Trinità, XVIII secolo) la volta fu affrescata nel Settecento da Taddeo Kunds.
Non lontano dall’abitato si può vedere la Chiesetta romanica di San Giorgio Soriano è circondata dai famosi Monti Cimini con i loro secolari ed ombrosi castagneti, la stupenda e maestosa faggeta al cui ingresso si trova il maestoso "sasso naticarello", un enorme macigno ovoidale che si regge in bilico da secoli su una stretta base di appoggio… “miracolo della natura”, lo definì Plinio il vecchio. Questa zona è la meta ideale per chi ama la natura e la tranquillità, ma anche per chi vuole dedicarsi a lunghe escursioni o alle semplici passeggiate a piedi, a cavallo o in mountain bike.
La Selva di Malano è la zona archeologica di più rilevante interesse dell'intero territorio. Sita in una vasta superficie piuttosto accidentata, non è sfortunatamente raggiungibile con facilità. La Selva è costellata da tombe a fossa con sagoma umana, tombe etrusche a camera, are, urne cinerarie e sarcofagi. Di particolare interesse è il Sasso del predicatore e la Tomba del re e della regina.
Questo borgo, che si trova a pochi chilometri da Viterbo, fu costruito da Marcantonio dé Rossi nel 1645 sotto il principato di Innocenzo X come residenza di campagna per sé e per la cognata Olimpia Maidalchini. L'abitato è una delle più suggestive testimonianze di urbanistica barocca, tutto raccolto in un anello di mura, aperto da due sole porte, entro cui si dispongono lunghe teorie di casette a schiera ed aristocratici edifici. Di notevole pregio artistico sono il Palazzo Doria Pamphili, imponente realizzazione della metà del XVII secolo, per iniziativa di donna Olimpia Maidalchini-Pamphili il cui portale è opera del Borromini e l'Abbazia Cistercense, innalzata nel XIII secolo dai Cistercensi di Pontigny. Solenne interno in stile gotico romanizzato a croce latina. L’opera d’arte di maggiore qualità conservata nella chiesa è lo stendardo bifacciale realizzato nel 1650 da Mattia Preti per conto della Confraternita del Santissimo Sacramento: sul recto è raffigurato San Martino a cavallo nell’atto di donare il mantello ad un povero; nel verso appare il Cristo eucaristico tra due angeli.
Il Museo dell’Abate, allestito nel 2000 nell’antico scriptorium o sala dei monaci accoglie oggetti a carattere religioso.
Di origine etrusca, appartenuta agli Orsini, ai Colonna e ai Vitelleschi, Soriano si trova su un’altura dominata dal massiccio Castello Orsini, fatto erigere da papa Nicolò III Orsini nel XIII secolo che scelse questo luogo come residenza estiva. Intorno al castello sorge l'antico borgo medievale, ancora in ottimo stato, con stretti vicoli e vie intersecantesi nella irregolarità planimetrica in cui domina la Torre dell’Orologio. Nella parte rinascimentale del paese si trova il bellissimo Palazzo Albani-Chigi (XVI secolo), considerato uno dei maggiori capolavori dell'architetto Ottaviano Schiratti, assieme alla famosissima Fontana Papacqua. Nella piazza si trova la Collegiata di San Nicola risalente alla fine del Settecento. Di impianto settecentesco anche la Chiesa di Sant'Eutizio al cui interno si trova un pregevole oleario marmoreo attribuito ad Andrea Bregno. Nella Chiesa di Sant'Agostino (o della Santissima Trinità, XVIII secolo) la volta fu affrescata nel Settecento da Taddeo Kunds.
Non lontano dall’abitato si può vedere la Chiesetta romanica di San Giorgio Soriano è circondata dai famosi Monti Cimini con i loro secolari ed ombrosi castagneti, la stupenda e maestosa faggeta al cui ingresso si trova il maestoso "sasso naticarello", un enorme macigno ovoidale che si regge in bilico da secoli su una stretta base di appoggio… “miracolo della natura”, lo definì Plinio il vecchio. Questa zona è la meta ideale per chi ama la natura e la tranquillità, ma anche per chi vuole dedicarsi a lunghe escursioni o alle semplici passeggiate a piedi, a cavallo o in mountain bike.
La Selva di Malano è la zona archeologica di più rilevante interesse dell'intero territorio. Sita in una vasta superficie piuttosto accidentata, non è sfortunatamente raggiungibile con facilità. La Selva è costellata da tombe a fossa con sagoma umana, tombe etrusche a camera, are, urne cinerarie e sarcofagi. Di particolare interesse è il Sasso del predicatore e la Tomba del re e della regina.
Tuscania è situata su un vasto pianoro tufaceo solcato dal fiume Marta tra Viterbo, il Lago di Bolsena e le coste tirreniche di Tarquinia ed è racchiusa entro una cinta muraria risalente al XIV secolo ancora oggi in ottimo stato. Le origini della città risalgono al Protovillanoviano (1100 a.C.) quando sull'attuale colle di San Pietro si insediò il nucleo etrusco più antico.
La necropoli più famose sono quella della Madonna dell’Olivo (Tombe Curunas, Grotta della Regina, il sarcofago delle Amazzoni), il sepolcreto di Pian di Mola, la Necropoli della Peschiera e il complesso funerario dell’Ara del Tufo. In questi siti sono stati ritrovati numerosi sarcofagi in nenfro la cui produzione rese Tuscania una delle città etrusche più famose della zona.
La penetrazione romana che si stabilizzò verso il 285 a.C. con l'occupazione della Tuscia trova il centro nella condizione ideale per essere adottato quale caposaldo a controllo del vasto territorio, di cui occupa la posizione centrale, facilitata dal potenziamento di quella direttrice stradale etrusca, che, nel 225 a.C., venne elevata al rango di Via consolare romana, con il nome di "Clodia". Ancora oggi sono visibili tracce di opere idrauliche e abitative di età imperiale conosciute come i “Bagni della Regina”.
Nel VI secolo fu occupata dai Longobardi e nell’VIII secolo entrò a far parte del Patrimonio della Chiesa. Nel XIII secolo divenne Comune con i suoi statuti e le tipiche magistrature comunali e e furono costruiti nuovi monumenti pubblici come il Palazzo comunale del Rivellino accanto a cui oggi si trova l’omonimo teatro. Nel Trecento fu contesa tra la Santa Sede e i prefetti di Vico e in seguito a un atto di ribellione al Papa Bonifacio VIII le venne dato il nome di “Toscanella” (quello attuale lo riottenne nel 1911). Nel 1495 fu assediata e saccheggiata dalle truppe francesi di Carlo VIII ma si riprese divenendo un modesto centro dello Stato Pontificio e nel corso dei secoli successivi vide affluire una grande quantità di ricchezza derivante dalla terra e dall'allevamento. I ricchi proprietari di terre e di bestiame investirono notevoli somme per costruire i loro palazzi tardo-rinascimentali. Parallelamente gli amministratori comunali decorarono la città con artistiche fontane barocche e le strade vennero quasi totalmente pavimentate.
La storia "antica" di Tuscania termina il 6 febbraio 1971 quando la cittadina fu colpita da un fortissimo terremoto. Con la ricostruzione nacque l’attuale paese.
Sul colle alla fine della passeggiata fuori le mura si possono vedere la Chiesadi Santa Maria del Riposo e l'ex convento francescano ora adibito a Museo Nazionale Etrusco in cui si trova una raccolta quasi completa dei sarcofagi e delle suppellettili della famiglie tardo etrusche Curunas e Vipinana, rappresentative dei modi di vita e dei costumi di questa parte dell'Etruria nei secoli IV e III a. C..
I gioielli più noti di Tuscania sono la Chiesa di San Pietro con la facciata duecentesca a tre portali e con un maestoso interno in cui ancora si trova un ciborio piramidale, le pareti con affreschi di scuola romana e una grandiosa cripta risalente all’XI secolo, l’altra è la Chiesa di Santa Maria Maggiore con una suntuosa decorazione pittorica della parete di fondo raffigurante il Giudizio Universale. Entrambe furono costruite intorno all’XI secolo alla sommità del colle di San Pietro a cavallo della via Clodia, antica posizione strategica dell’abitato.
Di notevole bellezza è anche la rinascimentale Cattedrale di San Giacomo su Piazza del Duomo, la Chiesa di Santa Maria delle Rose, la Chiesa di San Marco, la Chiesa di San Francesco e la Chiesa di San Silvestro.
Tra i palazzi più importanti vanno ricordati i seguenti Palazzo Baronale, i resti di Palazzo Tartaglia e Palazzo Quaglia, Palazzo Fani, Palazzo Fani-Ciotti, Palazzo Giannotti, il Palazzo Vescovile, Palazzo Tozzi.
Tra le fontane più belle c’è quella delle Sette Cannelle, Fontana Grande, Fontana di Parco Torre di Lavello e Fontanella Giannotti.
Suggestivi, sempre all'interno della mura, i panorami che si osservano dal Belvedere, da piazza Tor di Lavello e dal Monastero di San Paolo.
Non lontano da Tuscania si trova la Riserva Naturale, un’area protetta con un tipico esempio di sughereta dove è possibile trovare un sottobosco ricco di orchidee.
Tuscania è stato il paese natale del pittore Giuseppe Cesetti (Tuscanica 1902-1990) e dei Campanari, una famiglia di impresari e archeologi di Tuscania del XIX secolo. Il padre Vincenzo, insieme ai figli Carlo, Secondiano e Domenico, avviò numerose campagne di scavo in vari centri dell'Etruria, che portarono, fra l'altro, al rinvenimento della tomba dei Vipinana. Notevole il lavoro di recupero svolto a Vulci nel biennio 1835-1837, i cui reperti si ammirano oggi nel Museo Etrusco Gregoriano di Roma.
Abitato fin dalla preistoria, il territorio presenta abbondantissime tracce dell'età etrusco-romana, sviluppatasi in un periodo di tempo che va dalla fine del IV a.C. a metà del VI d.C.
Piansano appartenne ai signori di Bisenzo dalla seconda metà del XII secolo fino al 1338 poi passò ai prefetti di Vico e successivamente ai Farnese. Il territorio rimase una tenuta gestita dalla Chiesa fino a quando nel 1537, con la creazione del ducato di Castro ad opera di Paolo III Farnese, il territorio non fu inserito nel nuovo staterello di cui seguì le vicende. Nel 1649, con la distruzione di Castro, Piansano fu di nuovo incamerato dalla Santa Sede e per tutto il Settecento seguì la sorte di tutti gli altri paesi dell'ex ducato, concessi in blocco in affitti novennali a vari appaltatori.
Nel 1790 il territorio di Piansano fu concesso in enfiteusi al conte Alessandro Cardarelli di Roma, che lo tenne fino al 1808, quando la Camera apostolica vendette il feudo al principe polacco Stanislao Poniatowski. Questi a sua volta lo rivendette nel 1822 al conte Giuseppe Cini di Roma, che ne rimase proprietario fino al 1897, quando il latifondo fu aggiudicato all'asta al Monte dei Paschi di Siena. Nel 1909 anche la banca toscana lo rivendette a più persone, alle quali però fu in gran parte espropriato dall'Opera nazionale combattenti dopo la Prima Guerra Mondiale, perché fosse assegnato ai reduci dalla Grande Guerra.
Di notevole bellezza sono la Parrocchiale e il Palazzo comunale.